Lotta per le investiture | lo scontro nell'xi-xii secolo

Lo scontro nell'XI-XII secolo

Dictatus papae (Archivio Vaticano)

La lotta tra papato e impero cominciò con papa Niccolò II: in un concilio indetto nel palazzo del Laterano nell'aprile 1059 il pontefice condannò l'investitura laica dei vescovi ed escluse l'imperatore dalla partecipazione attiva all'elezione del pontefice.[4]

Ma il personaggio più significativo è forse papa Gregorio VII, il quale, nell'ambito di un'azione più ampia che va sotto il nome di Riforma gregoriana, emise nel 1075 il famoso Dictatus Papae. Con questo documento si dichiarava che il pontefice era la massima autorità spirituale e, in quanto tale, poteva deporre la massima autorità temporale (l'imperatore), mediante la scomunica;[5] veniva così espressa una vera e propria teocrazia. La lotta divenne aspra tra il papa e l'imperatore di Germania Enrico IV, che radunò 24 vescovi tedeschi e 2 vescovi italiani a lui fedeli, i quali deposero il pontefice, che a sua volta scomunicò l'imperatore.[5]

A causa della ribellione dei grandi feudatari tedeschi, Enrico IV si recò nel 1077, in gennaio (si dice vestito con un semplice saio di lana), davanti al castello di Canossa, nell'Appennino reggiano, per ottenere il perdono del Papa con la mediazione della contessa Matilde.[5] La vicenda viene ricordata come l'umiliazione di Canossa: si narra che l'Imperatore abbia dovuto aspettare tre giorni prima di essere ricevuto dal papa nel castello di Matilde e perdonato.[6]

Ottenuto il perdono e sistemati i feudatari ribelli, Enrico IV si vendicò per l'umiliazione ricevuta dal pontefice: nel 1080 convocò a Bressanone un concilio, che dichiarò Gregorio VII deposto e lo sostituì con un antipapa, Guiberto di Ravenna (Clemente III);[7] Ovviamente non si fece attendere la nuova scomunica da parte del Papa contro l'imperatore. Per tutta risposta Enrico IV scese in Italia e cinse d'assedio Castel Sant'Angelo, dov'era asserragliato Gregorio, che chiamò in suo soccorso i normanni, guidati da Roberto il Guiscardo.[7]

Sconfitti gli imperiali, i Normanni si abbandonarono al saccheggio della città, provocando una rivolta nella popolazione romana, che costrinse il Papa a fuggire rifugiandosi presso i Normanni a Salerno, dove risiedette fino alla morte, avvenuta nel 1085.[7] Enrico IV morì invece nel 1106. Dopo i papati di Vittore III e di Urbano II, salí sul soglio di Pietro papa Pasquale II, il quale nel 1105 appoggiò una congiura ordita da Enrico V, figlio di Enrico IV, contro il suo stesso padre. Infatti c'erano ancora ostilità tra il papato ed Enrico IV, pertanto il papa vide con favore l'ascesa al trono imperiale di un nuovo imperatore. Dunque Enrico IV fu costretto ad abdicare e alla sua morte, avvenuta nel 1106, divenne imperatore suo figlio, il quale instaurò rapporti di maggiore collaborazione col papa.

I successori di Gregorio, tra i quali Pasquale II, furono più inclini al compromesso, limitandosi a pretendere che i sovrani laici non attribuissero cariche religiose (quella vescovile su tutte), mentre per i regnanti era fondamentale che i vescovi investiti del potere temporale riconoscessero l'autorità del sovrano. Con il patto di Sutri (1111), l'imperatore rinunciava alle investiture e i vescovi avrebbero restituito tutti i terreni ottenuti. Enrico V, riconoscendo il ruolo politico di pacificazione che aveva assunto Matilde di Canossa, decise di incoronarla fra il 6 e il 10 maggio 1111 con il titolo di Vicaria Imperiale e Vice Regina d'Italia presso il Castello di Bianello a Quattro Castella.

Il Concordato di Worms del 1122, concluso tra Papa Callisto II ed Enrico V, rappresentò un modello per gli sviluppi successivi delle relazioni tra Chiesa e Impero.[7] Secondo il concordato, la Chiesa aveva il diritto di nominare i vescovi, quindi l'investitura con anello e pastorale doveva essere ecclesiastica. Le nomine, tuttavia, dovevano avvenire alla presenza dell'imperatore, o di un suo rappresentante, che attribuiva incarichi di ordine temporale ai nuovi vescovi mediante l'investitura con lo scettro, un simbolo privo di connotazione spirituale.[7]

Nonostante il concordato di Worms, la Chiesa nel Medioevo non ottenne mai un controllo completo nella nomina dei vescovi. Ma le basi per la progressiva divisione dei poteri erano state gettate. Dopo tale Concordato, in Italia i vescovi sarebbero divenuti proprietari terrieri solo dopo essere stati nominati dal Papa; in Germania, invece, l'Imperatore nominava feudatario di un terreno qualsiasi persona, che in seguito sarebbe stata nominata con il titolo ecclesiastico di vescovo dal Papa.

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