Hiroshi Sugimoto | "le serie" dei suoi lavori nei dettagli estetici

"Le serie" dei suoi lavori nei dettagli estetici

«Il romanziere giapponese Jun'ichirō Tanizaki disprezzava la "luce" artificiale "violenta" creata dalla civiltà moderna. Anche io sono un anacronista: piuttosto che vivere al passo con la modernità, mi sento più a mio agio nel passato che non torna più. Il fuoco domestico segnalò l’ascesa dell'umanità sulle altre specie. Da qualche milione di anni, abbiamo illuminato la notte con le fiamme. Ho deciso quindi di registrare "la vita di una candela". Alla fine di una notte di mezza estate, ho aperto le finestre e invitato la brezza notturna a entrare. Accendendo una candela, ho anche smesso di aprire la lente della fotocamera. Dopo parecchie ore di movimento dinamico nella brezza, la candela si esaurì bruciata. Godendomi il buio, ho chiuso lentamente l'otturatore. La vita della candela variava enormemente a tutte le esposizioni notturne, bruciandosi talvolta rapidissimamente, altre volte con lentezza in notti lunghe e accaldate. Ciascuna era diversa ma tutte bellissime nel loro post esaurimento luminoso…»

(Hiroshi Sugimoto[22])

Etichettare Sugimoto come un fotografo appartenente ad una determinata "scuola" è assai difficile proprio per gli elementi che caratterizzano la sua "diversa" fotografia: dai tempi di esposizione ai materiali usati per la ripresa e lo sviluppo preparati artigianalmente; dall'utilizzo di macchine di grande formato[23] a fotocamere istantanee e pellicole autosviluppanti come le Polaroid[24]; elementi che possiamo classificare come appartenenti alla "fotografia analogica", ma rispondere alla domanda: se esiste "una cultura" o "un maestro" a cui ha fatto riferimento per il modo in cui interpretare la fotografia, merita una risposta più articolata separando l'aspetto tecnico da quello estetico della sua concezione fotografica. In una intervista italiana a cura di Manuela De Leonardis[25], esperta in archiviazione fotografica e «autrice di interviste ai protagonisti del mondo della fotografia», è lui stesso ad asserire che nei suoi studi è stato influenzato più dalla filosofia tedesca di Hegel, Feuerbach e Kant che dalle filosofie orientali a cui alcuni critici fanno riferimento per la sua formazione culturale: «ho studiato più i filosofi tedeschi[...] e, naturalmente, il cristianesimo. Il mio cervello era allenato a pensare, ma non avevo studiato nessuna filosofia orientale»[26]. Nell'intervista, ammette di aver imparato molto da fotografi come Walker Evans e Ansel Adams come tecnica fotografica, «ma non per quando riguarda l'estetica». [27].

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