Giovanni Filopono | l'opera

L'opera

Filopono scrisse almeno quaranta opere su argomenti di grammatica, filosofia, teologia, astronomia, fisica e altro. Oltre a un'opera giovanile di grammatica ci restano:

  • Commentari alle opere di Aristotele Sulla generazione e corruzione, Sull'anima, Analitici primi, Analitici secondi, Le Categorie, Fisica, Meteorologia;
  • Opere originali di argomento teologico-filosofico: Sull'eternità del mondo contro Proclo, Sull'eternità del mondo contro Aristotele, Sulla creazione del mondo;
  • Opere di carattere scientifico: Sull'uso e la costruzione dell'astrolabio, Commentario all'introduzione all'aritmetica di Nicomaco.

I Commentari

La sua vasta pubblicazione di opere inizia nel 517, con i suoi approfondimenti alle grandi opere di Aristotele: la Metaphysica, le Categorie, gli Analytica, De Generatione, De Anima, i Meteorologica. Sono commentari per i quali parte dagli appunti delle lezioni di Ammonio, che aveva a disposizione nella loro completezza, essendo uno degli studenti scelti per il proprio acume per raccogliere e pubblicarle le lezioni del maestro. Opera iniziale, sono ancora inficiati di una certa mancanza di innovazioni, e si fermano ad un aristotelismo superficiale, modellato sulla semplificazione di Ammonio che intendeva aggirare l'ostacolo della differenza tra i due sistemi considerando l'opera del secondo illustre filosofo greco solo come un'organizzazione sistematica e categorica del pensiero del maestro Platone.
Più definito, anche in confronto con le posizioni teologiche successive dell'autore, il commentario al De Anima rappresenta un momento di definizione di quella scissione tra corpo e anima, che l'autore riconduce ad unità, all'essere anfibio di Olimpiodoro, concetto che si può considerare premessa della svolta monofisita successiva sul tema della doppia natura del Cristo; ed in questa ridefinizione forse l'autore rimane più legato a Platone che ad Aristotele per la concezione dell'anima, pur riportandone la concezione della perfezione dell'intelletto a quella aristotelica della potenzialità.

Il De Aeternitate Mundi contra Proclum

Filopono si confronta quindi nel 529 con il De Aeternitate Mundi contra Proclum, con un comune assunto della filosofia neoplatonica restituita ad Aristotele di Alessandria. A questa impostazione, che nella contesa pertanto si caratterizza come filosofico-pagana, il nostro autore confuta la posizione aristotelico-neoplatonica di Proclo della teoria dell'Eternità del mondo. Pertanto qui Filopono manifesta e vuole affermare apertamente il punto di vista cristiano, che fa dell'aristotelismo una sua base strumentale pur procedendo contro il suo assunto. Si riconduce nel caso al concetto di creazione realizzata nel tempo, non eterna, proprio del cristianesimo e fondato sulla Bibbia. In ciò i riferimenti sono nella Genesi, ma anche, nel campo filosofico, al Timeo di Platone. Il dibattito nel caso si riconduce alla distinzione tra due essenze, onde contestare alla filosofia aristotelica il concetto di etere, la sostanza eterna che comporrebbe i corpi astrali.

Da questa ricerca trae spunto una molteplicità di approfondimenti che riportano la filosofia al campo della teologia, in una scuola di Alessandria che acquista sempre maggiore importanza nell'Impero dopo la soppressione di quella di Atene, chiusa in quello stesso 529 dall'intransigenza cristiana di Giustiniano. La scelta cristiana di Filopono per la scuola di Alessandria sarà anche l'opzione che assicurerà il successo alle tesi qui esposte, a fronte di una società sempre più cristianizzata e allo stesso tempo eviterà le persecuzioni e il clima di intolleranza che alla fine avrebbe spento la scuola di Atene.

Il De Opificio Mundi

Nel 546 Filopono scrive il De Opificio Mundi, sempre in greco, opera dedicata ad un importante patriarca monofisita, Sergio di Antiochia. Il suo intento è quello di ricondurre ad una stessa base teorica la filosofia greca e il cristianesimo, nel caso partendo dalla Genesi, che commenta in questa divagazione della creazione, modellata da una parte sull'opera di Basilio, che le assicurava il favore dei cristiani, e riportanto il tutto alla concezione greca della creazione del cosmo. Si manteneva in tal maniera il nucleo di pensiero filosofico aristotelico-neoplatonico, rivestendolo di forme cristiane. Ma da queste ultime si aprivano nuovi conflitti: in questo discorso pertanto si trovava un nuovo tipo di avversario da confutare, Teodoro di Mopsuestia, rappresentante dell'avversa scuola di Antiochia nella sua tendenza nestoriana.

L'Arbiter e il De Trinitate

Filopono si mantiene sempre fedele ad una concezione aristotelica, sino a spingere le sue tesi su posizioni considerate eretiche. Questi punti di arrivo sono impliciti nell'Arbitro e nel De Trinitate, di cui perduto l'originale greco abbiamo la versione siriaca. Utilizzando categorie aristoteliche, Filopono nella prima opera elabora una Cristologia di stampo monofisita, mentre nella seconda intende spiegare il concetto della SS. Trinità. Ma in questi tentativi le difficoltà per l'approccio aristotelico sono maggiori rispetto a quello neoplatonico, e Filopono cade in un'eresia rilevante, che come tale fu duramente condannata alla fine del secolo successivo, cioè il triteismo, dottrina nella quale Dio si esprime in tre persone non consustanziali legate in una triade divina; in pratica non Dio Uno-Trino, ma di fatto tre dèi. Dalle categoria applicate a questa difficile concezione, arriva a dire che le tre persone sono distinte ma accomunate alla Natura Divina alla stessa maniera in cui gli individui di una stessa specie ne fanno parte. Resta qui il problema della doppia natura del Cristo. Filopono lo risolve allora alla maniera monofisita di Severo di Antiochia, che aveva elaborato il monoenergetismo, l'Incarnazione come unica ipostasi, che come tale riunificava le Nature Umana e Divina sotto il segno della seconda.

Altre opere ricordate da Fozio

Altre opere di Filopono sono ricordate dalla Biblioteca di Fozio. Tra queste la Resurrezione, nella quale rifiuta la teoria della Resurrezione dei corpi; il Contro il Quarto Concilio Ecumenico, nel quale prende apertamente posizioni anticalcedoniane, in conformità all'indirizzo Copto Egiziano. In questo testo arriva ad accusare le tesi Calcedoniane di Nestorianesimo. Per questo Filopono ricevette l'intimazione da parte di Giustiniano di recarsi a Costantinopoli a giustificare le sue tesi eretiche. Il filosofo si giustificò di non potersi mettere in viaggioper la tarda età e per motivi di salute; il patriarca costantinopolitano Giovanni Scolastico lo condannò a distanza. In risposta Filopono compone nel 568 un pungente testo di confutazione del trinitarismo di Giovanni Scolastico.

Di Filopono è in ultimo un trattato contro il Delle Statue, di Giamblico, nel quale attacca l'idolatria iconodula.

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