Francesco Cavalli | personalità artistica

Personalità artistica

Cavalli cominciò a scrivere per il teatro nel 1639 e la sua attività non conobbe soste per un arco di ben trentadue anni. Venezia era in grado di offrire, all'epoca, una grande varietà di rappresentazioni d'opera, che si facevano concorrenza l'un l'altra; potendo contare, di volta in volta, sul Teatro Santi Giovanni e Paolo, Teatro San Cassiano, Teatro San Moisè, di Sant'Apollinare e di San Salvatore. Cavalli giunse a scrivere per questi teatri fino a cinque opere all'anno. Risulta probabile (anche se non vi sono rimaste prove oggettive in merito) la sua collaborazione con Claudio Monteverdi nell'ultima opera di quest'ultimo "L'incoronazione di Poppea". Consigliato da Francesco Buti, il cardinale Giulio Mazzarino lo chiamò a Parigi in occasione del matrimonio di Luigi XIV con Maria Teresa d'Asburgo (1638-1683) e la sua opera Xerxès (seconda versione di Il Xerse) fu rappresentata con Atto Melani il 22 novembre 1660 nella galleria superiore del Louvre; tuttavia il suo lavoro si rivelò un insuccesso. Il progetto francese di Cavalli fallì per più di una ragione: l'impegno relativo che Cavalli mise nella stesura del lavoro col rimandare di volta in volta i viaggi nella capitale francese, l'imperfetta conoscenza della lingua italiana del pubblico a cui era destinato, la scarsa abitudine dei francesi allo stile musicale italiano, e non da ultimo la morte del Mazarino che l'aveva chiamato e protetto. All'interno dell'opera furono collocati una serie di balletti di Jean Baptiste Lully che ebbero maggior fortuna, anche grazie alla protezione che il musicista-ballerino di origini fiorentine cominciava a godere presso lo stesso Luigi XIV.

Alla fine del 1669, Cavalli cessò di scrivere per le scene, ma scrisse o rivide per la pubblicazione una notevole mole di composizioni su testo sacro, pubblicate in due importanti raccolte. Si sa che svolgeva ancora la sua professione musicale nel 1672, epoca in cui Krieger lo vide a Venezia e prese da lui lezioni di composizione.

Pianelli dice ("Dell'opera in musica", sez. III, c. 3) che Cavalli fu il primo a introdurre arie nelle opere, che fu nel "Giasone" che ne fece il saggio e che prima di lui la musica teatrale consisteva semplicemente in un recitativo grave in cui gli strumenti non suonavano che i ritornelli. Questa affermazione risulta oggi piuttosto riduttiva; Cavalli ha tuttavia, il merito di individuare e consolidare gradualmente gli aspetti formali di quella che era divenuta tra il 1630 ed il 1650, la rappresentazione musicale di maggior interesse per il pubblico veneziano aristocratico e borghese e che verrà presa a modello nei maggiori teatri italiani (Napoli, Milano, Bologna, Genova) ed europei del suo tempo. L'avere dato alle arie una struttura maggiormente funzionale rispetto al recente passato, una forma più elegante e più accurata nei dettagli timbrici e ritmici, più ricca d'armonia, di modulazioni e di strumentazione. Dopo Claudio Monteverdi certamente dotato di una maggiore e raffinata sensibilità creativa, entrambi riescono a cogliere alla sua radice l'anima di cui è composto il valore semantico dell'estetica musicale del primo Seicento.

Nel 1952 La Didone ebbe la prima nel Cortile del Palazzo Pitti di Firenze diretta da Carlo Maria Giulini con Clara Petrella, Jolanda Gardino, Giuseppe Campora ed Italo Tajo.

Nel 1961 Ercole amante ebbe la prima al Teatro La Fenice di Venezia diretta da Ettore Gracis con Adriana Lazzarini, Florindo Andreolli e Raffaele Arié nella revisione di Riccardo Nielsen.

Nel 1967 avviene la prima di L'Ormindo al Glyndebourne Festival Opera diretta e rivista da Raymond Leppard con Jane Berbié e la London Philharmonic Orchestra. L'Ormindo verrà riproposta fino al 1969.

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