Etruschi | economia

Economia

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Numismatica etrusca.

Plinio il giovane descrive l'Etruria, dalla sua residenza di Città di Castello in questo modo:

« [...] una piana vasta e spaziosa è cinta da montagne che hanno sulla sommità boschi antichi di alto fusto, la selvaggina vi è abbondante e varia, ai loro piedi, da ogni lato, si estendono, allacciati tra loro in modo da coprire uno spazio lungo e largo; al limite inferiore sorgono boschetti, le praterie cosparse di fiori producono trifoglio e altre erbe aromatiche tenere, essendo tutti quei terreni irrigati da sorgenti inesauribili. Il fiume attraversa la campagna e siccome è navigabile porta alla città i prodotti dei terreni a monte, almeno in inverno e primavera, perché in estate è in magra. Si prova un piacere grandissimo a contemplare l'insieme del paesaggio oltre la montagna perché ciò che si vede non sembrerà una campagna, ma un quadro di paesaggio di grande bellezza. Questa varietà, questa disposizione felice, ovunque tu posi lo sguardo, lo rallegra. »

(Gaio Plinio Cecilio Secondo)

Vari poeti hanno spesso decantato l'Etruria come un territorio opulento, fertile e ricco, per l'abbondanza di fauna, la ricchezza dei raccolti e delle vendemmie. Questo non valeva per alcune aree costiere e interne: l'attuale Maremma e la Val di Chiana erano infatti malsane e paludose, fonti di continue epidemie malariche e difficili da coltivare, per questo i re etruschi investirono molte risorse al fine avviare una completa bonifica dei loro territori e di quelli vicini; la stessa Roma subì un'importante opera di risanamento attraverso opere di canalizzazione e drenaggio, creazione di cisterne e fogne.[34]

Produzione cerealicola

L'Etruria diventa un importante produttore di cereali già nel V secolo a.C. Roma mostra una forte dipendenza dal grano prodotto dagli etruschi, specialmente da quello di Chiusi e Arezzo. Da Plinio il Vecchio si viene a conoscenza che tra i grani prodotti vi era il siligo usato principalmente per la produzione di pane, focacce e pasta tenera. Ovidio, meglio conosciuto per scritti come l'Ars amatoria, descrive le proprietà delle farine etrusche e le consiglia, data la loro finezza, come cipria per abbellire i volti delle donne romane.[34]

Viticoltura

Pur non potendo datare esattamente l'inizio dell'attività viticola da parte degli etruschi, si può supporre che prese piede agli inizi dell'età del ferro, anche se certamente la vite era già conosciuta in epoche precedenti.[35]

Di tale attività le popolazioni italiche fecero una vera e propria impresa commerciale tanto che Varrone cita in un suo scritto:

« [...] non è l'Italia così ricca di alberi da sembrare un giardino? Forse che la Frisia, da Omero detta vitifera... in quale terra un jugero rende 10 o anche 15 cullei di vino, come alcuni luoghi d'Italia? »

(Varrone)

La viticoltura etrusca differiva da quella della Magna Greca poiché usava sorreggere le viti legandole ad altri alberi ("vite maritata" o "a tutore vivo") anziché a un basso paletto o ceppo ("a tutore morto"). L'uso degli Etruschi si diffuse anche nelle aree soggette alla loro influenza, come quelle abitate da Sanniti e Galli cisalpini, e sopravvisse per secoli allo loro scomparsa.

Molti greci apprezzavano il vino Etrusco: Dionisio di Alicarnasso indicava come eccellente quello dei Colli romani, altri preferivano i vini prodotti nell'area del Vino Nobile di Montepulciano, del Brunello e di tutta l'area dell'odierno Chianti per il loro aroma e per il loro rosso brillante. Sempre molto conosciuti, anche per far capire l'entità e l'importanza della produzione viticola, erano i vini di Luni, Adria, Cesena, il rosato di Veio, i vini dolci d'Orvieto, Todi e Arezzo, famosi all'epoca per essere particolarmente forti.[36]

Sempre agli Etruschi si devono i primi studi sulle coltivazioni di vite, gli innesti, la creazione di ibridi, la disposizione degli impianti, tanto da essere apprezzati come validi coltivatori in tutto il bacino del mediterraneo.[36]

L'ulivo

Non vi sono certezze circa la produzione da parte degli etruschi dell'olio d'oliva, di cui erano consumatori, prima del VII secolo a.C. La coltivazione dell'ulivo non era documentata ai tempi di Tarquinio Prisco 616 a.C. Esportata in Calabria e poi in Sicilia per opera dei greci, l'olivicoltura, prese piede verso nord. Durante la decadenza delle lucumonie, si comincia a trovare traccia dei primi impianti nel territorio dell'Etruria. Questo, in verità, non esclude che l'oleicoltura fosse praticata anche precedentemente, come sembrerebbe più probabile. Fu solo dopo la fusione del popolo Etrusco con quello Romano che si ebbe una vera e ampia diffusione della pianta d'ulivo, tale espansione degli impianti era indotta sia dall'alto valore commerciale dell'olio sia dal clima favorevole trovato dalla pianta d'ulivo in Toscana, Umbria e alto Lazio.[34]

I commerci

Il commercio del ferro, del rame e del piombo con Roma rappresentò anche un elemento stabilizzante nelle relazioni tra le due civiltà: gli Etruschi furono di fatto rispettati fino a quando poterono fornire armi di qualità ai Romani stessi.

Produzioni tipiche

  • Arezzo (Aritim): pale, bacili, falci, elmi, scudi, mole, bestiame vario.
  • Bolsena: vino, sculture in bronzo, ceramica e buccheri.
  • Cerveteri (Caisra): buccheri, oreficeria, argento lavorato, frumento, bronzo lavorato, carni di maiale e cinghiale lavorato.
  • Chiusi (Clevsi): ceramiche e buccheri, vasi, legname, vino, bacili.
  • Perugia (Perusia): sculture in bronzo, vino, legname di pino, castagno e abete.
  • Populonia (Pupluna): ferro e bronzo grezzo, tessuti, armi, elmi.
  • Roselle (Rusel): lance, spade, coltelli, elmi, scudi, legno d'abete, tegole e tubature in terracotta.
  • Tarquinia (Tachuna): Vino, olio, lino, materiali per la concia delle pelli, tufi speciali (tufo nenfro proveniente però dalla zona di Tuscania)
  • Veio: Ceramiche, terrecotte, carni lavorate.
  • Vetulonia (Vetluna): oreficeria, bronzo, metalli lavorati, minerali grezzi, alcune suppellettili.
  • Volterra (Velathri): pece, ceramica, legno d'abete, frumento.
  • Vulci: decorazioni suppellettili e statue in bronzo, ceramiche.
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