Esistenzialismo | storia

Storia

Benché fin dall'antichità possano individuarsi numerosi precursori dell'esistenzialismo (come Tito Lucrezio Caro, Socrate o lo stoicismo), l'inizio dell'esistenzialismo in senso stretto è collocabile nel periodo del romanticismo, già a partire dalla cosiddetta filosofia positiva di Friedrich Schelling: secondo Luigi Pareyson, «gli esistenzialisti autentici, i soli veramente degni del nome, Heidegger, Jaspers e Marcel, si sono richiamati a Schelling o hanno inteso fare i conti con lui».[3] È quindi con la figura di Søren Kierkegaard (morto nel 1855), assieme ad Arthur Schopenhauer, Giacomo Leopardi e al successivo Friedrich Nietzsche che l'esistenzialismo si afferma come corrente; per altri è con Heidegger e Jaspers che esso ha inizio, a partire dal decennio 1920-1930, per altri ancora dal secondo dopoguerra con Jean-Paul Sartre.[4][5]

Tra il 1928 e il 1940 Martin Heidegger è stato il più importante rappresentante dell'esistenzialismo su base fenomenologica e il suo Essere e tempo può essere considerato una pietra miliare dell'esistenzialismo moderno. Verso il 1936 egli opera nel suo pensiero quella che può essere definita una "svolta" in senso nettamente spiritualistico e da quel momento la sua filosofia assume nette connotazioni teologiche in senso panteistico, volta principalmente alla speculazione sull'Essere, anziché sull'umanismo come nella corrente francese, subendo l'influsso del pensiero greco arcaico (Anassimandro, Eraclito), di Hölderlin, della mistica renana e delle filosofie orientali (taoismo).[1]

Altra figura importante è Karl Jaspers, che partendo da basi psicologistiche nelle prime opere approda a una speculazione specificamente filosofica tra il 1946 e il 1962, su una linea che ripropone alcuni temi che erano già di Kierkegaard.[1]

Un momento importante nell'evoluzione del pensiero esistenzialistico è rappresentato dalla presa di coscienza degli orrori della prima guerra mondiale e dalla crisi della coscienza intellettuale che si ebbe nell'immediato dopoguerra. A cominciare dagli anni 1944-1945 è stato l'esistenzialismo ateo di Sartre a ricevere le maggiori attenzioni, anche in rapporto al marxismo e al materialismo storico da lui abbracciati e sostenuti, mentre la compromissione con il regime nazista da parte di Heidegger ha pesato notevolmente sulla sua immagine dopo la seconda guerra mondiale, facendo sì che ritrovasse maggiore attenzione solo negli anni sessanta. Al seguito di Sartre (ispirandosi anche ad Edmund Husserl), numerosi altri pensatori del XX secolo sono stati avvicinati alla corrente o ne hanno fatto parte, come Simone de Beauvoir, Albert Camus, Maurice Merleau-Ponty, Raymond Aron e, al di fuori del "circolo sartriano", Emil Cioran, Nicola Abbagnano, Emanuele Severino (che riprende temi di Heidegger) ed altri.[1] Interessante è l'evoluzione del concetto "L'inizio del buio" in chiave esistenzialista di comprensione artistico-letteraria del reale. Fenomeno vivo della cultura contemporanea, soprattutto in linguaggi mediatici, ma di origini arcaiche, l'inizio del buio può assurgere al ruolo dell'arte poetica nel mondo e raggruppare i movimenti letteral-borghesi di fine Ottocento.

Precursori

I precursori, o secondo altri, i fondatori, dell'esistenzialismo moderno (in senso orario, da sinistra in alto): Kierkegaard, Nietzsche, Kafka e Dostoevskij.

Nell'ambito dell'esistenzialismo del '900 sono state individuate delle figure anticipatrici, chiamate anche "esistenzialisti in retrospettiva" o pre-esistenzialisti, tra cui Tito Lucrezio Caro, Michel de Montaigne, il Marchese de Sade, Blaise Pascal, Jean-Jacques Rousseau, Friedrich Schelling,[3] Arthur Schopenhauer, Søren Kierkegaard, Max Stirner, Giacomo Leopardi, Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau, Fëdor Dostoevskij, e Friedrich Nietzsche (talvolta, a seconda del limite temporale che si accetta come inizio dell'esistenzialismo, Kierkegaard, Dostoevskij e Nietzsche sono considerati iniziatori della corrente, e non precursori, come anche Stirner, Thoreau e Schopenhauer).

Nicola Abbagnano (anch'egli avvicinato all'esistenzialismo) indica come precursori anche Platone, Socrate, Giambattista Vico, Niccolò Machiavelli, Agostino d'Ippona, Immanuel Kant, la corrente stoica.[6]

Tipologie di esistenzialismo

Nicola Abbagnano distingue tre tipi di esistenzialismo[1]

Vi sono poi le figure che sfuggono a questa classificazione, come Friedrich Nietzsche o Emil Cioran.

Esistenzialismo ateo

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Esistenzialismo ateo.

Specialmente all'interno dell'esistenzialismo umanistico, vi è la variante atea dell'esistenzialismo, che risente anche dell'ideologia marxista, ma trova i suoi precursori in Lucrezio, Schopenhauer, Nietzsche, Stirner e Leopardi, ed è rappresentata specialmente da Jean-Paul Sartre (1905-1980). L'opera teorica fondamentale dell'esistenzialismo ateo di Sartre, L'essere e il nulla, del 1943, è un trattato che traduce in linguaggio filosofico ciò che, più autenticamente e spontaneamente, egli esprime nella drammaturgia e nella letteratura.[1] Prima della "svolta" teologica e ontologica, Sartre considerava anche Heidegger, che pure non si disse mai ateo, parte di questa corrente.[7]

Differente da quello di Sartre, almeno dal 1950, è l'esistenzialismo ateo di Albert Camus, che parte dal marxismo per approdare all'anarchismo. Egli, alla fine del saggio Il mito di Sisifo, precisa il suo esistenzialismo ateo, che nega il divino e lo sostituisce col rapporto dell'uomo con la natura[1]:

«Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo.»

(Il mito di Sisifo, cit., p.121)
Simone de Beauvoir, femminista, compagna di Sartre ed esponente dell'esistenzialismo ateo

In un orizzonte umano che non sa che farsene di Dio perché ha solo sé stesso su cui fondarsi per realizzare un senso dell'esistenza, Camus rifiuta però il buio del nichilismo per la solarità di una lotta indefessa al non-senso. Bisogna ribellarsi al non-senso in nome della solarità e della "misura", le caratteristiche migliori dei popoli mediterranei pre-cristiani. Si legge nel 5º capitolo dell'Uomo in rivolta (sottotitolo: Il pensiero meridiano):

«La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L'origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall'intelligenza. Non trionfa dell'impossibile né dell'abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell'uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri»

(L'uomo in rivolta, Bompiani, Milano 1951, p.329)

L'esistenzialismo ateo ha avuto nel Novecento qualche nuovo sviluppo in senso edonistico in Michel Onfray, che ha il suo maggiore ispiratore in Camus. In qualche misura si rifà all'atomismo antico, ma in questo è l'elemento etico e utilitaristico a prevalere.[1]

Esistenzialismo cristiano

Nell'esistenzialismo religioso, vi è quello cristiano, di tipologia fideista oppure ontologica; una delle varianti cristiane dell'esistenzialismo è quella del filosofo russo Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev (1874-1948), ispirata alla sua profonda fede ortodossa e alla narrativa di Dostoevskij, al quale fa riferimento il suo saggio del 1923 La concezione del mondo di Dostoevskij. Per Berdjaev la figura di Gesù è al centro di ogni speculazione sull'essenza del vivere in rapporto all'immanenza e alla trascendenza. L'esistenzialismo cristiano ha continuato ad avere sviluppi interessanti nel Novecento in figure come Gabriel Marcel, che ha i suoi punti di riferimento in Heidegger e Jaspers, e in Karl Barth, che si riallaccia piuttosto a Dostojevskij e Kierkegaard.[1]

La teologia della Chiesa cattolica ha talvolta toccato temi di esistenzialismo cristiano,[8] in particolare di umanesimo cristiano fideistico, ad esempio in Joseph Ratzinger (poi papa Benedetto XVI).[9]

Postilla su Albert Camus

La figura di Camus è stata da alcuni resa esterna all'esistenzialismo, per evidenti discordanze filosofiche e di soluzione esistenziale (ad esempio nel saggio di Jacqueline Lévi-Valensi[10] nella recente edizione delle opere complete di Camus della Pléiade, Gallimard)

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