Emilia-Romagna | geografia fisica

Geografia fisica

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Zone altimetriche d'Italia e Geografia dell'Emilia-Romagna.
Superficie dell'Emilia-Romagna per zone altimetriche

La Via Emilia fatta costruire dal console romano Marco Emilio Lepido, con il suo percorso che segue approssimativamente la linea pedecollinare in direzione nord-ovest/sud-est (da Rimini a Piacenza), divide il territorio della regione in due parti (aree) aventi estensioni pressoché equivalenti: quella settentrionale-orientale (47,8% della superficie complessiva) è pianeggiante, mentre le colline (27,1% del territorio) e le montagne (25,1%) si trovano nella fascia meridionale-occidentale della regione.

Orografia

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bassa padana e Appennino settentrionale.

L'Emilia-Romagna è ripartita orograficamente in maniera quasi simmetrica tra Pianura Padana e zona appenninico-collinare, con la porzione orientale dell'Appennino settentrionale tosco-emiliano e tosco-romagnolo (versante adriatico) che percorre tutta la sua lunghezza nell'entroterra di ogni provincia, eccetto Ferrara. La parte pianeggiante della regione (zona centro-meridionale della Pianura Padana), compresa tra la linea pedemontana e il Po, si allarga progressivamente da ovest verso est, mentre la zona montuosa-collinare conserva per tutto il suo sviluppo una larghezza quasi costante. La proiezione della Via Emilia sul territorio coincide quasi perfettamente con la linea esatta di transizione tra la piana e i rilievi.

Le maggiori altitudini si trovano nel settore appenninico centrale: il Monte Cimone (2165 m) è la vetta più alta dell'Emilia-Romagna e dell'Appennino settentrionale, ricadente interamente entro i confini amministrativi regionali (Provincia di Modena). La pianura è il risultato dei depositi alluvionali (inerti provenienti dall'erosione) portati dal Po e dai fiumi appenninici nel corso di migliaia di anni: nell'alta padana emiliano-romagnola si sono depositati i materiali più grossolani: ghiaia, sabbia e piccole rocce, pertanto il suolo risulta molto permeabile e privo di ristagni idrici; nella bassa pianura i depositi sono più minuti (limo e argilla) e perciò meno permeabili. Tra le due zone si trova la fascia delle risorgive. Nella parte orientale della regione, rivolta all'Adriatico, si passa da un settore interno di terre già da tempo rassodate e messe a coltura alle vaste aree di recente bonifica idraulica, come i lidi e le valli ferraresi e ravennati.

La Pianura Padana si affaccia sul mare con una costa bassa e sabbiosa assai uniforme; gli ampi arenili e il mare poco profondo si prestano assai bene all'attività turistica balneare.

Idrografia

Il reticolo idrografico è assai sviluppato ed è costituito, nella metà occidentale della regione, da una serie di corsi d'acqua ad andamento più o meno parallelo che percorrono le valli e poi divagano nella pianura fino a sfociare nel fiume Po o nei principali corpi idrici. Nella parte orientale, a cominciare dal Reno, i fiumi si gettano invece direttamente nell'Adriatico in estuari poco o nulla rilevati sul profilo costiero. A parte il Po, tutti i corsi d'acqua della regione hanno portate irregolari con andamento torrentizio. Notevole è anche la rete di canali artificiali di derivazione che prelevano le acque dal Po e da altri fiumi per usi civili, industriali e per l'irrigazione di vaste aree della Pianura Padana, primo fra tutti il Canale Emiliano-Romagnolo (una delle più importanti opere idrauliche agrarie della regione e d'Italia) e l'Acquedotto della Romagna (la più costosa opera pubblica realizzata in Romagna nel XX secolo). Si ha così, grazie soprattutto al CER, una “bassa” irrigua dedicata all'allevamento per la produzione di latte e formaggio (Parmigiano Reggiano e Grana Padano), poi le "valli" bonificate (in buona parte investite a cereali), quindi la pianura non irrigata coltivata a frutticoltura specializzata (Cesenate[8]) e infine le colline adibite a vigneto o a coltura promiscua. Oltre queste (salendo di quota verso l'interno della regione) abbiamo i prati, i pascoli e i boschi dell'alta collina e degli Appennini, che si sviluppano sulle pendici da cui originano la maggior parte dei corpi idrici della regione.

I fiumi presenti nel territorio sono classificabili in quattro ordini:

  • Ordine principale: Po (il più importante della regione. Il suo corso segna anche parte del confine amministrativo regionale settentrionale).
  • Second'ordine: Enza, Panaro, Parma, Reno, Secchia, Taro, Trebbia.
  • Terz'ordine: Arda, Baganza, Bidente, Ceno, Conca, Crostolo, Diversivo del Volano, Fiorillo, Fiumi Uniti, Idice, Lamone, Marecchia, Montone, Nocerino, Nure, Po di Goro, Po di Volano, Rabbi, Ronco, Samoggia, Santerno, Savio, Senio, Setta, Sillaro, Tidone.
  • Quart'ordine: Acerreta, Ausa, Aveto, Bevano, Bidente di Corniolo, Bidente di Pietrapazza, Bidente di Ridràcoli, Borello, Brasimone, Canale Bianco (nord di Ferrara), Canale bonifica destra del Reno, Canale della Botte, Canale derivatore, Canale di Burana, Canale diversivo, Canale Emiliano-Romagnolo, Canale Morozzo, Canale Naviglio, Canale Navile, Canale Poatello, Cavo Fiuma, Cavo Lama, Cedra, Chero, Chiavenna, Collettore acqua basse modenesi, Collettore acque basse reggiane, Dolo, Dragone, Fossa di Spezzano, Fossa Zena, Gaiana, Ghiaia di Serravalle, Guerro, Lavino, Leo, Limentra di Treppio, Luretta, Marano, Marzeno, Ongina, Para, Parola, Pisciatello, Po morto di Primaro, Quaderna, Recchio, Riglio, Rigossa, Rossenna, Rovacchia, Rubicone, Samoggia, Sàvena, Scoltenna, Secchiello, Sellustra, Silla, Sintria, Stirone, Tassobbio, Tavollo, Termina, Tièpido, Tramazzo, Tresinaro, Uso, Ventena (di Cattolica), Voltre, Zena. Sfociano quasi tutti nell'Adriatico o sono affluenti del Po.

Clima

Il clima prevalente dell'Emilia-Romagna è di tipo temperato subcontinentale, con estati calde e umide seguite da inverni freddi e rigidi. Questo assume caratteri marcatamente oceanici in Appennino, mentre tende al temperato sublitoraneo (non un vero e proprio clima mediterraneo come si riscontra a sud del Conero) solo lungo la fascia costiera. L'Adriatico infatti è un mare troppo ristretto per influire significativamente sulle condizioni termiche della regione. Caratteristiche di base di questo clima sono il forte divario di temperatura fra l'estate e l'inverno, con estati molto calde e afose e inverni freddi e prolungati. L'autunno è molto umido, nebbioso e fresco fino alla metà di novembre. Con il procedere della stagione le temperature scendono fino a poter rasentare, e spesso oltrepassare negativamente, lo zero termico durante dicembre e i mesi invernali. La primavera rappresenta la stagione di transizione per eccellenza, e nel complesso risulta mite e piovosa.

Il Lago della Ninfa a Sestola (MO), formatosi grazie all'accumulo delle abbondanti precipitazioni appenniniche

Le precipitazioni nella pianura vanno in genere dai 650 agli 800 mm medi per anno[9]. Via via che si passa alla fascia collinare e a quella montana, esse aumentano rapidamente e si fanno decisamente copiose nell'alto Appennino, dove si superano i 1500 mm in quasi tutti i rilievi interni ed anche i 2000 mm nelle zone prossime al crinale dell'Appennino Emiliano centro-occidentale[9]. Qui è abbondante la quantità di precipitazioni che cade in forma nevosa nei mesi fra novembre e marzo, per quanto nevicate di minore entità si verifichino spesso anche in aprile. Anche la pianura peraltro è visitata non di rado, durante l'inverno, dalla neve, in quantità che aumenta generalmente spostandosi verso le zone pedecollinari e procedendo da oriente verso occidente. Il regime delle precipitazioni è comunque caratterizzato da due massimi, uno primaverile e uno autunnale, che non divergono molto fra loro per quantità, ma segnano quasi ovunque la prevalenza del secondo. La stagione più asciutta è l'estate e in conseguenza di questo andamento pluviale il regime dei corsi d'acqua è spiccatamente torrentizio, con forti piene improvvise alternate a periodi di grandi magre.

L'Emilia-Romagna presenta quindi fondamentalmente tre climi, che possono essere sommariamente divisi nel padano (temperato semi-continentale), nel montano appenninico (oceanico) e nel marittimo temperato sublitoraneo.

Dall'inizio degli anni novanta l'Emilia-Romagna ha subito un mutamento piuttosto drastico del proprio clima, con aumenti significativi delle temperature medie (+1,1 °C) ed estreme (in particolare durante la stagione estiva, + 2 °C) uniti a cambiamenti nei regimi stagionali e di intensità delle precipitazioni[10], vedendo una rapida diminuzione delle stesse soprattutto in Appennino.

Il Servizio Idrometeorologico dell'ARPA Emilia-Romagna è l'ente regionale preposto a svolgere le attività operative relative all'idrologia, alla meteorologia e alla climatologia.

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