Elogio della follia | il contesto sociale e culturale

Il contesto sociale e culturale

Influenza ed ispirazione

Erasmo da Rotterdam (1466/69 - 1536) vive a cavallo fra Medioevo e Umanesimo, in un'epoca caratterizzata da numerose rivoluzioni su diversi ambiti: egli nasce poco dopo l'invenzione della stampa (1455), ha fra i 23 ed i 26 anni nella data della scoperta dell'America (la data di nascita è incerta), è testimone di un periodo di grande frammentazione cristiana. Tutti questi elementi sono alla base del suo pensiero umanista, che si riflette nell'Elogio della Follia, ispirato, secondo Alberto Viviani e Giannino Fabbri[1] e già secondo Giovanni Papini, dal lavoro di un umanista italiano, il De triumpho stultitiae di Faustino Perisauli, opera pubblicata a Rimini da Girolamo Soncino nel 1524.

La religione

Il Moriae encomium fu scritto al ritorno di un deludente viaggio da Roma, dove l'autore aveva rifiutato di essere promosso gerarchicamente nella curia papale. L'accesa critica alla corruzione della Chiesa rivela Erasmo come uno dei tanti esponenti dell'Umanesimo cristiano. Nel saggio l'autore nomina più volte le indulgenze con accezione negativa, trovandosi su questo punto d'accordo con Martin Lutero, coevo di Erasmo. Nonostante questo Erasmo non condivide la posizione del riformista tedesco e scrive, sempre con tono satireggiante, il De libero arbitrio, a cui Lutero risponde un anno dopo con il trattato De servo arbitrio (1525). La posizione di Erasmo di umanista cristiano, desideroso di ricavare il significato originale dai testi sacri, è sottolineata nella critica agli ordini mendicanti. L'autore satireggia sulla ricerca da parte di questi della povertà apostolica senza per altro osservare i veri valori cristiani come quello della carità.

Rinascimento e Classicità

Il 500 e tutto il periodo rinascimentale sono caratterizzati dalla riscoperta della classicità greca e romana. Numerose sono le traduzioni di testi antichi in latino: lo stesso Erasmo, insieme a Tommaso Moro, aveva tradotto lavori di Luciano di Samosata, famoso satirico greco — il quale viene citato più volte — ed altre opere. Ritroviamo in Elogio della Follia costanti allusioni ad importanti scrittori latini quali Virgilio e Seneca, e di filosofi greci, fra i quali il più citato è Platone ed in particolare il mito della caverna (Repubblica). Il richiamo alla filosofia è però usato contro la stessa, a favore invece dell'insipienza, ovvero della follia: "Che differenza pensate vi sia fra coloro che nella caverna di Platone contemplano le ombre e le immagini delle varie cose, senza desideri, paghi della propria condizione, e il sapiente che, uscito dalla caverna, vede le cose vere?".

La donna secondo Erasmo

In passato, la donna ha sempre avuto un ruolo di secondo piano. Le sue mansioni erano quelle di procreare, governare la casa. Se nel Rinascimento si compiono notevoli passi avanti verso la cultura, la posizione della donna rimane comunque confinata all'ambiente domestico. I casi di donne importanti e regine sono rari e creano scandalo. Enrico VIII, re d'Inghilterra, nei primi decenni del Cinquecento chiese l'annullamento del matrimonio con Caterina di Aragona, che non era in grado di dargli un erede maschio.[2] La nascita di una figlia creava sempre una certa preoccupazione in confronto alla gioia di un figlio. Erasmo nomina più volte la donna con accezione sì positiva, ma satireggiante: la donna è felice in quanto folle, è un "animale, sì stolto e sciocco, ma deliziosamente spassoso." "E, se per caso una donna volesse passare per saggia, ottiene solo di essere due volte folle". E solo grazie alla follia è possibile procreare: chi può pensare di sposarsi e convivere tutta la vita con una donna, se non un pazzo, spinto dal desiderio sessuale, che è un istinto irrazionale? Erasmo dunque esprime esplicitamente la misoginia dell'epoca — è in questo periodo, infatti, che si consolida la caccia alle streghe — e testimonia chiaramente in Elogio della Follia la mentalità rinascimentale in questo ambito.

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