Ebraismo | caratteristiche fondamentali

Caratteristiche fondamentali

L'Ebraismo rivendica una continuità storica che copre più di 3000 anni e ha le sue radici come religione strutturata nel Medio Oriente durante l'Età del Bronzo.[15] Tra le maggiori religioni mondiali, l'Ebraismo è considerato una delle religioni monoteistiche più antiche.[16][17] Gli ebrei/israeliti venivano già chiamati "giudei" nei libri biblici più recenti, come il Libro di Ester, col termine giudei sostitutivo di "Figli di Israele".[18] Assieme al Cristianesimo e all'Islam, l'Ebraismo viene classificato come religione abramitica, in quanto Abramo rappresenta, per i fedeli delle tre confessioni, un comune patriarca. I testi, tradizioni e valori hanno fortemente influenzato le successive religioni monoteistiche.[19][20] Molti aspetti dell'Ebraismo hanno inoltre influenzato direttamente o indirettamente l'etica secolare e le leggi civili occidentali.[21]

I principi generali

Piatto di vetro con incisa la parola ebraica zokhreinu - "ricordati di noi"

Si affermò come religione rigorosamente monoteistica, la prima di questo tipo a essere documentata nel territorio delle popolazioni cananee. L'Ebraismo include un vasto corpo testuale, le pratiche, le posizioni teologiche e le forme organizzative di vita. Nell'ambito dell'Ebraismo esistono varie correnti e movimenti, la maggioranza dei quali è emersa dall'ebraismo rabbinico, che afferma che Dio ha rivelato le Sue leggi e comandamenti a Mosè sul Monte Sinai nella forma sia di Torah scritta sia di Torah orale.[22] Storicamente, tale asserzione fu contestata da vari gruppi, come i sadducei e gli ebrei ellenisti durante il periodo del Secondo Tempio; i caraiti e sabbatiani durante l'epoca medievale;[23] e fazioni dei movimenti riformatori moderni. I movimenti liberali in tempi attuali, come l'Ebraismo umanista possono essere nonteisti.[24]

A differenza di altre antiche divinità del Vicino Oriente, il Dio ebraico è descritto come unitario e solitario; di conseguenza, i suoi principali rapporti non sono con altri dèi, ma con il mondo e, più specificamente, con la gente che ha creato.[25] L'Ebraismo inizia quindi con un monoteismo etico: la credenza che Dio sia unico e coinvolto con le azioni del genere umano.[26] Secondo la Tanakh (Bibbia ebraica), Dio promise ad Abramo di fare dei suoi discendenti una grande nazione.[27] Molte generazioni dopo, comandò alla nazione di Israele di amare e adorare il Dio unico; vale a dire, la nazione ebraica doveva reciprocare l'interessamento di Dio per il mondo.[28] Comandò inoltre agli ebrei di amarsi l'un l'altro; cioè, imitare l'amore di Dio per gli esseri umani.[29] Questi comandamenti sono solo due di una vasto corpo di comandamenti e leggi che costituiscono l'Alleanza, che è l'essenza dell'Ebraismo.

Quindi, sebbene vi sia una tradizione esoterica nell'Ebraismo (Cabala), lo studioso rabbinico Max Kadushin ha caratterizzato l'Ebraismo normativo come un "misticismo normale", perché tratta di esperienze personali quotidiane di Dio attraverso vie o modalità che sono comuni a tutti gli ebrei.[30] Questo si svolge attraverso l'osservanza delle halakhot e ne viene data espressione verbale nelle Birkat Ha-Mizvot, brevi benedizioni che vengono pronunciate ogni volta che un comandamento positivo deve essere ottemperato:

«Le cose ed eventi quotidiani ordinari, familiari di cui disponiamo costituiscono occasioni per la percezione di Dio. Cose come il proprio sostentamento quotidiano, il giorno stesso, vengono sentite come manifestazioni dell'amorevole benignità di Dio, incitandoci alle Berakhot. Kedushah , la santità, che non è altro che l'imitazione di Dio, si occupa della condotta quotidiana , dell'essere clementi e misericordiosi, col proteggerci dalla contaminazione di idolatria, adulterio e spargimento di sangue. Le Birkat Ha-Mitzvot evocano la coscienza della santità durante un rito rabbinico, ma gli oggetti impiegati nella maggior parte di questi riti non sono santi bensì di carattere generale, mentre i numerosi oggetti sacri sono non-teurgici. Non solo le cose e gli eventi ordinari portano con sé l'esperienza di Dio. Tutto quello che accade all'uomo evoca l'esperienza, sia il male che il bene, poiché si dice una Berakah anche per le cattive notizie. Quindi, sebbene l'esperienza di Dio non sia come nessun'altra, le occasioni per percepirLo, per avere una consapevolezza di Lui, sono molteplici, anche se consideriamo solo quelle che richiedono delle Berakot.[31]»

Mentre i filosofi ebrei spesso discutono se Dio sia immanente o trascendente, e se le persone abbiano il libero arbitrio o la propria vita sia predeterminata, la Halakhah è un sistema attraverso la quale ogni ebreo agisce per portare Dio nel mondo. Il monoteismo etico è centrale in tutti i testi sacri o normativi dell'Ebraismo. Tuttavia, il monoteismo non è sempre stato seguito nella pratica. La Bibbia ebraica registra e ripetutamente condanna il diffuso culto di altri dèi nell'Antico Israele.[32] Nell'era greco-romana esistevano svariate interpretazioni del monoteismo ebraico, incluse le interpretazioni che diedero inizio al Cristianesimo.[33]

Inoltre, come religione non-confessionale, alcuni hanno sostenuto che l'Ebraismo non richiede una fede in Dio. Per alcuni, l'osservanza della legge ebraica è più importante di credere in Dio di per sé.[34] In tempi moderni, alcuni movimenti ebraici liberali non accettano l'esistenza di un Dio personificato attivo nella storia.[35]

La fede religiosa

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Principi di fede ebraica.
I 13 principi della fede
(dal Pirush Hamishnayot di Maimonide)
  1. Credo con fede assoluta che il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, è il Creatore e la Guida di tutti gli esseri creati, e che Egli solo ha creato, crea e creerà tutte le cose.
  2. Credo con fede assoluta che il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, è Uno; che non vi è unicità in alcun modo come la Sua, e che Egli solo è nostro Dio, lo è stato, lo è e lo sarà sempre.
  3. Credo con fede assoluta che il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, è incorporeo; che non possiede alcuna proprietà materiale; che non esiste assolutamente alcuna somiglianza (fisica) a Lui.
  4. Credo con fede assoluta che il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, è il Primo e l'Ultimo.
  5. Credo con fede assoluta che il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, è il solo a cui è giusto pregare, e che non è giusto pregare ad altri che a Lui.
  6. Credo con fede assoluta che tutte le parole dei Profeti siano vere.
  7. Credo con fede assoluta che la Profezia di Mosè nostra Guida, la pace sia con lui, è vera; e che egli è stato il capo dei Profeti, sia di quelli che l'hanno preceduto, sia di quelli che l'hanno seguito.
  8. Credo con fede assoluta che tutta la Torah che ora possediamo, è la stessa che fu data a Mosè nostra Guida, la pace sia con lui.
  9. Credo con fede assoluta che questa Torah non sarà mai sostituita, e che non vi sarà alcuna altra Torah data dal Creatore, benedetto sia il Suo Nome
  10. Credo con fede assoluta che il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, conosca tutte le azioni e tutti i pensieri degli esseri umani, come è scritto:"Egli è colui che, solo, ha formato il cuore di loro tutti, che comprende tutte le opere loro." (33: 15).
  11. Credo con fede assoluta che il Creatore, sia benedetto il Suo Nome, ricompensa coloro che osservano i Suoi Comandamenti e punisce quelli che li trasgrediscono.
  12. Credo con fede assoluta nella venuta del Messia e, anche se dovesse tardare, pur tuttavia attendo ogni giorno la sua venuta.
  13. Credo con fede assoluta nella risurrezione dei morti all'ora che sarà volontà del Creatore, benedetto sia il Suo Nome e glorificata sia la Sua rimembranza nei secoli dei secoli.

Studiosi nel corso di tutta la storia ebraica hanno proposto numerose formulazioni dei principi fondamentali dell'Ebraismo, e tutte sono state criticate.[36] La formulazione più famosa è quella di Maimonide coi suoi 13 principi di fede, sviluppati nel XII secolo. Secondo Maimonide, qualsiasi ebreo che rifiuti anche solo uno di tali principi deve essere considerato un apostata e un eretico.[37][38] Gli studiosi ebraici hanno mantenuto punti di vista divergenti da Maimonide in svariati modi.[39][40]

Ai tempi di Maimonide, la sua lista di principi venne criticata da Hasdai Crescas e Joseph Albo. Albo e il Raavad argomentavano che i principi di Maimonide contenessero troppi articoli che, sebbene veri, non erano fondamentali per la fede.

Lungo queste linee, l'antico storico Flavio Giuseppe sottolineava le pratiche e osservanze piuttosto che le convinzioni religiose, associando l'apostasia con una mancata osservanza della legge ebraica e sostenendo che i requisiti per la conversione all'Ebraismo includeva la circoncisione e l'aderenza ai costumi tradizionali. I principi di Maimonide vennero largamente ignorati nei secoli successivi.[41] Poi due reiterazioni poetiche di questi principi ("Ani Ma'amin" e "Yigdal") vennero integrate in molte liturgie ebraiche,[42] conducendo alla loro accettazione quasi universale.[43][44]

In tempi moderni, l'Ebraismo manca di un'autorità centralizzata che detti un dogma religioso esatto.[45][46] A causa di ciò, molte variazioni differenti delle credenze basilari vengono prese in considerazione nell'ambito dell'Ebraismo.[39] Comunque, tutte le correnti religiose ebraichesi basano, più o meno sui principi della Bibbia ebraica e su vari commentari come Talmud e Midrash. L'Ebraismo riconosce inoltre universalmente l'Alleanza biblica tra Dio e il patriarca Abramo, come anche gli aspetti aggiuntivi dell'Alleanza rivelata a Mosè, che è considerato il più grande profeta dell'Ebraismo.[39][47][48][49][50] Nella Mishnah, testo fondamentale dell'Ebraismo rabbinico, l'accettazione delle origini divine di questa alleanza è considerata un aspetto essenziale dell'Ebraismo e coloro che rifiutano l'Alleanza, perdono la loro porzione nel Mondo a venire (ebr. 'Olam Ha-Ba).[51]

La filosofia

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cabala ebraica, Chassidut, Filosofia ebraica e Lista di preghiere e benedizioni ebraiche.

La filosofia ebraica si riferisce alla congiunzione tra lo studio della filosofia e della teologia ebraiche. Grandi filosofi ebrei includono Solomon ibn Gabirol, Saadya Gaon, Judah Halevi, Maimonide e Gersonide. Le principali variazioni sono intervenute in risposta all'Illuminismo (fine del XVIII secolo e inizi del XIX), seguite da filosofi ebrei post-illuministi. La filosofia ebraica moderna si orienta sia verso interpretazioni ortodosse che non ortodosse. Tra i filosofi ebrei ortodossi si annoverano Eliyahu Eliezer Dessler, Joseph B. Soloveitchik e Yitzchok Hutner. Rinomati filosofi non-ortodossi includono Martin Buber, Franz Rosenzweig, Mordecai Kaplan, Abraham Joshua Heschel, Will Herberg e Emmanuel Lévinas.[52]

La morale

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Etica ebraica e Mussar.

A partire da questa dottrina morale, l'Ebraismo sviluppa sia l'idea della creazione, quale creatio ex nihilo (creazione dal "nulla"), che l'idea di uno sviluppo lineare e non propriamente definito "ciclico" della storia, considerando invece l'ordine e la stabilità divini, secondo il Regno celeste, ma anche con cambiamento pur entro i confini stabiliti, siano essi storici, spirituali o della Natura.[53]

"Percepito" dagli individui, pur se nella loro "limitatezza" a cui però riservare la santità dei precetti - nel legame con Dio si accede così al " mondo spirituale" - il tempo viene considerato come l'insieme di quelle occasioni offerte all'uomo per vivere la libertà.

Un'altra caratteristica dell'Ebraismo è l'idea di un legame con Dio, non paragonabile a comuni forme di ascetismo. Questo legame si instaura nella comunione dell'alleanza, in cui il creatore e la creatura mantengono, separate, le rispettive identità. È esattamente la categoria teologica dell'alleanza a essere costitutiva dell'Ebraismo: essa rappresenta il reciproco impegno, per cui all'elezione e alla benevolenza di Dio deve corrispondere, da parte di Israele, l'osservanza delle 613 mitzvòt, i precetti, che abbracciano ogni aspetto della vita dell'uomo.[54]

Pur garantendo il "regno" della Torah su ogni aspetto della vita umana, nell'Ebraismo la teocrazia si combina con una particolare concezione dell'autonomia creaturale che conferisce all'uomo il potere di "agire" sul creato, seguendo le relative regole, per completare l'opera del Signore e far coesistere il divino con il libero arbitrio dell'uomo che si conformi alla volontà divina espressa nella Torah orale e scritta, quindi nella scelta del bene.

Le sinagoghe e luoghi religiosi

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sinagoga.
Interno della sinagoga di Torino

Le sinagoghe sono luoghi ebraici di preghiera e di studio. Di solito contengono stanze separate per la preghiera (il santuario principale), sale più piccole per lo studio, e spesso uno spazio adibito a uso comunitario o didattico. Non esiste un progetto standard per la costruzione di sinagoghe, e le forme architettoniche e i disegni interni variano notevolmente. Il movimento riformato per lo più si riferisce alle proprie sinagoghe come "templi". Alcune caratteristiche tradizionali di una sinagoga sono:

  • L'arca (chiamata Aron haQodesh dagli aschenaziti e Hekhal dai sefarditi) dove sono riposti i rotoli della Torah (l'arca è spesso nascosta da un velo ornamentale, il parochet);
  • La piattaforma elevata del lettore (chiamata bimah dagli aschenaziti e tebah dai sefarditi), dove si legge la Torah (e si conducono i servizi liturgici nelle sinagoghe sefardite);
  • La lampada del santuario (o Luce eterna, ner tamid), una lucerna sempre accesa che serve a ricordare la menorah sempre accesa del Tempio di Gerusalemme
  • Il pulpito, o amud, un leggio di fronte all'arca dove sta il chazzan o conduttore della preghiera durante la liturgia.

In aggiunta alla sinagoga, altre costruzioni importanti per l'Ebraismo comprendono le yeshivah (accademie religiose di studio) e le mikveh, che sono vasche rituali di purificazione.

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