Cristianesimo democratico | il cristianesimo democratico in italia

Il cristianesimo democratico in Italia

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Movimento cattolico in Italia.

XIX secolo

In Italia, a differenza ad esempio di Francia e Belgio, il movimento democratico cristiano ebbe difficoltà ad affermarsi, a causa della questione romana, lo scontro tra Stato e Chiesa, frutto dell'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia. Agli inizi, infatti il movimento democristiano italiano poggiò sui cosiddetti intransigenti, coloro che mal sopportavano lo stato liberale a causa del suo accesso anticlericalismo. Questa opposizione qualificò, però, i cattolici italiani sul piano sociale, spingendoli cioè, per contenere il movimento operaista e socialista, ed evidenziare le mancanze liberali in campo sociale.

Il movimento cattolico in Italia, del resto, sul finire dell'Ottocento si strutturò nell' Opera dei congressi e comitati cattolici, che aveva tra i suoi scopi di radunare il variegato mondo cattolico italiano e sostenere l'azione popolare cristiana o democrazia cristiana. Va precisato quale significato assumevano i termini "democrazia"-"democratico" sul finire dell'Ottocento secondo il pensiero cattolico. All'interno dell'Opera dei Congressi, la corrente che si autodefiniva "democratica" era quella più vicina alle istanze del modernismo [2]. La maggioranza dei cattolici appartenenti all'Opera, invece, si autodefinivano, più che democristiani, clerico-moderati, poiché al netto del favore al modello monarchico (anche se non a quello sabaudo), non vedevano conciliabili il Cristianesimo e la democrazia [3].

In Italia, più che negli altri Paesi europei il mondo cattolico si divise nelle due correnti intellettual-paternalistica e democratico-cristiana. La prima, sostenuta dall'Unione Cattolica per gli Studi sociali (1894), tra i cui massimi esponenti vi era Giuseppe Toniolo, riteneva che l'impegno cattolico dovesse esprimersi soprattutto in campo sociale, moltiplicando le opere di assistenza e di carità, ed in campo culturale, per contenere la diffusione degli errori liberali e socialisti. I secondi, invece, propugnavano una scelta dalle forti connotazioni politiche, cominciando a porre le basi dell'autonomia del laicato cattolico dalla gerarchia ecclesiastica in campo politico e statale [4].

Nell'Italia di fine Ottocento, la crisi economica, che si era particolarmente manifestata nel mondo agrario, aveva sconvolto l'assetto sociale nelle campagne, rendendo evidenti, agli occhi dei cattolici i limiti di uno sviluppo maturato in condizioni di liberismo economico. In reazione al modello economico dominante, emerse all'estremo opposto il Massimalismo della sinistra socialista. I cattolici italiani elaborarono un proprio modello di convivenza economica e sociale fondato su una cultura d'ispirazione cristiana.

Il terreno ideologico su cui il cattolicesimo poteva ricavare uno spazio sociale autonomo di ampie dimensioni si basava su due cardini: "solidarietà" e "conciliazione sociale", che erano esattamente ciò che mancava nelle ideologie liberale e socialista. Nel 1888 fu elaborato il Programma dei cattolici contro il socialismo (reso pubblico nel 1894). Tale documento sosteneva l'idea di conciliazione tra le classi e proponeva l'adozione di misure concrete, tra cui una serie di provvedimenti capaci di mantenere in vita il tessuto di piccoli produttori indipendenti e di attenuare la durezza del capitalismo industriale. Proprio la piccola proprietà contadina, ed i settori della classe media insidiati dalle concentrazioni industriali, costituirono dunque fin dalla nascita la base sociale del movimento cristiano-democratico in Italia. Nel 1891 un autorevole appoggio alla diffusione del pensiero sociale cattolico giunse dallo stesso pontefice Leone XIII con l'enciclica Rerum Novarum, la quale portava come sottotitolo la significativa dizione Sulla condizione degli operai. L'enciclica conteneva un esplicito incoraggiamento all'impegno sociale dei credenti e all'associazionismo operaio.

Sulla base del Programma dei cattolici contro il socialismo, nel 1897 i cattolici italiani elaborarono il concetto di democrazia cristiana, intesa come "quell'ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo quest'ultimo risultato a vantaggio delle classi inferiori" [5].

Eredi dei cattolici liberali di metà Ottocento, tra i quali è spesso annoverato lo stesso Alessandro Manzoni, i cristiano-democratici si impegnarono per ridurre il potere statale ed assicurare maggiore spazio ai cosiddetti "enti intermedi": famiglia, associazioni, enti locali. A questo si accompagnò lo sforzo di chi, sensibile alle tematiche sociali, s'impegnò nella costruzione delle " Leghe bianche", associazioni di contadini, operai e artigiani con decise finalità mutualistiche e solidaristiche. Anche il rapporto con lo Stato italiano comincia a cambiare, basti pensare all'idea propugnata da don Davide Albertario, all'assemblea lombarda dell'Opera nel 1896, di preparazione nell'astensione, cioè di prepararsi a superare il non expedit, il divieto di votare e di essere eletti impartito dal papa ai cattolici italiani.

Il termine democrazia cristiana compare per la prima volta a opera di Romolo Murri, sacerdote e deputato, che fondò un partito politico con tale nome, anche se lo stesso ebbe vita breve, perché visto troppo accondiscendente verso le forze socialiste. L'Opera, infatti, ben presto si divise tra giovani propriamente democristiani (Romolo Murri, Davide Albertario, Filippo Meda) e gli adulti che, sostenuti da Leone XIII, propugnavano la tesi intellettual – caritativa. Toniolo cercò di mediare tra le due parti, ma non vi riuscì, al punto che la Santa Sede decise, nel 1904, lo scioglimento dell'Opera, preoccupata che attraverso di essa anche la nascente Azione Cattolica si spostasse su posizioni democristiane.

XX secolo

Il Partito Popolare

Lo scudo crociato, simbolo storico del cristianesimo democratico italiano, utilizzato dal PPI, dalla DC, dal CDU e dall' UDC.

In Italia il cristianesimo democratico venne agli inizi del nuovo secolo declinato nell'accezione "popolare". Il popolarismo è una dottrina politica enunciata da don Luigi Sturzo come un'alternativa tra il socialismo e il liberalismo e, successivamente, in aperta opposizione al fascismo. Ebbe un accento fortemente democratico e liberale. I "Popolari" erano favorevoli al libero mercato, anti-burocratici ed anti-statalisti, ma molto attenti alle questioni sociali e sensibili alle tematiche etiche care al mondo cattolico.

Il popolarismo fu l'ideologia alla base del Partito Popolare Italiano nel 1919 e, dopo la seconda guerra mondiale, contribuì alla fondazione della Democrazia Cristiana e alla diffusione del cristianesimo democratico. A questa ideologia si ispirano, ancora oggi, partiti appartenenti al Partito Popolare Europeo (PPE) ed al Partito Democratico Europeo (PDE).

Va sottolineato come negli altri Paesi europei l'espressione "popolarismo" non trova radici nel pensiero sturziano e ha quindi un diverso significato. In Spagna, ad esempio, il Partido Popular è un partito democristiano, ma di origine nazional-conservatrice e si colloca nel centro-destra dello schieramento politico. In Portogallo il Partido Popular è un partito di destra, comparabile ad Alleanza Nazionale. Più simile all'accezione italiana è quella del Partito Popolare Austriaco (OVP), anche se quest'ultimo è sì un partito moderato, legato al mondo rurale, ma più conservatore del PPI sturziano.

La Democrazia Cristiana

Dal 1942 al 1993, il cristianesimo democratico, in Italia, è coinciso con il pensiero e l'operato del maggiore partito politico nazionale: la Democrazia Cristiana (DC). La peculiarità, però, della situazione italiana rese la DC un partito non di soli "democristiani", tanto che si può affermare esservi una differenza tra i "democristiani" come appartenenti ad un partito ed i "democristiani" come appartenenti ad una cultura politica, il che è foriero di confusioni.

L'Italia, infatti, almeno fino ai primi anni ottanta, si trovò ad avere all'interno del proprio panorama politico il più grande partito comunista del mondo occidentale, il Partito Comunista Italiano (PCI). La difficoltà, inoltre, del Partito Socialista Italiano (PSI), almeno fino ai primi anni settanta, di marcare un'effettiva lontananza dal pensiero marxista e dal PCI rese difficile la creazione di quell'alternanza al governo del Paese che avrebbe spinto molti cattolici, come negli altri Paesi europei, a scegliere tra un partito di centro-destra ed uno socialdemocratico. La seria possibilità che i Comunisti giungessero al governo, anche se in un'alleanza con i Socialisti ed i Socialdemocratici, rese nei fatti ingessata la politica italiana fin dalla nascita della Repubblica.

La DC, infatti, raccolse tutti gli anti-comunisti italiani, molti dei quali (i moderato-conservatori) non erano portatori dei valori "democristiani". Non mancò, del resto, nella DC anche una componente di sinistra molto forte, i cui esponenti spesso guidarono il partito. Tale componente, spesso influenzata dalle forti lotte sindacali degli anni sessanta e settanta, assunse atteggiamenti poco affini alle posizione "liberali", almeno in campo economico, proprie del pensiero cristiano-democratico. Questa "anomalia italiana", questo "grande centro onnicomprensivo", anche se unito dalla comune ispirazione religiosa e dalla fede democratica, verrà meno solo negli anni novanta, quando la fine dei regimi comunisti dell'Est europeo, il venir meno del PCI e Tangentopoli non resero più necessario un partito centrista che rappresentasse l'unità politica dei cattolici e intorno a cui gravitasse la vita politica del Paese. Un duro contraccolpo psicologico per la DC fu rappresentato dal processo per mafia iniziato a Palermo nel 1993 nei confronti di Giulio Andreotti, uomo simbolo del partito, sempre al potere fin dalla sua nascita. Andreotti verrà assolto e completamente scagionato da ogni accusa nel 2004, ma gli effetti politici negativi dell'incriminazione nel decisivo anno 1993 furono notevoli.

La fine dell'unità politica dei cattolici

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Frammentazione della Democrazia Cristiana.

Dopo la fine della Democrazia Cristiana (DC), i democristiani italiani si divisero in vari partiti politici. Il Partito Popolare Italiano (PPI), erede diretto della DC, sotto la guida di Mino Martinazzoli, cercò di mantenere viva la tradizione centrista dello "scudo crociato", escludendo alleanze sia con il centro-destra ( Polo delle Libertà e Polo del Buon Governo) che con la sinistra ( Alleanza dei Progressisti). Il Centro Cristiano Democratico (CCD) di Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, invece, pur confermando la scelta centrista, si alleò con Forza Italia (FI) nei Poli di centro-destra.

Il PPI nel 1995 si divise sulla proposta di aderire al Polo delle Libertà. Si determinò una scissione in due partiti, il nuovo PPI (con simbolo un gonfalone e segretario Gerardo Bianco) che si allearono con la sinistra e i Cristiani Democratici Uniti (CDU, con simbolo lo scudo crociato e segretario Rocco Buttiglione), che scelsero il centro-destra. Molti esponenti moderati, liberali e conservatori della DC avevano, nel frattempo, aderito a Forza Italia (es.: Giuseppe Pisanu e Enrico La Loggia) o ad Alleanza Nazionale (AN) (es.: Publio Fiori e Gustavo Selva), mentre una esigua parte della sinistra DC scelse il movimento dei Cristiano Sociali (confluiti assieme al PDS nei Democratici di Sinistra, DS, nel 1998) o La Rete di Leoluca Orlando, piccoli movimenti alleati con la sinistra già nelle elezioni politiche del 1994. Gli esponenti del PPI che si erano opposti all'ingresso nel Polo delle Libertà diedere vita, sotto la guida di Gerardo Bianco, a i Popolari, che poi mantennero il nome di "Partito Popolare Italiano" e che aderirono alla nascente alleanza di centro-sinistra, L'Ulivo, insieme agli eredi del PCI, il Partito Democratico della Sinistra (PDS).

Nel 1998 alcuni esponenti del CCD, guidati da Mastella, e di Forza Italia, guidati dal liberale Carlo Scognamiglio, e con la partecipazione di Francesco Cossiga, fondarono l' Unione Democratica per la Repubblica (UDR), poi trasformatasi in Unione Democratici per l'Europa (UDEUR). All'UDR, che entrò a far parte del Governo D'Alema I, aderì inizialmente anche il CDU di Buttiglione, provocando la scissione di quella parte del partito, guidata da Formigoni, che voleva rimanere fedele al centro-destra. Nel 1999 il CDU, decimato dalle scissioni, riprese la sua autonomia e ritornò nell'alveo del centro-destra, legandosi a filo stretto con il CCD. Sempre nel 2001 un gruppo di dissidenti del PPI, guidato da Sergio D'Antoni, Giulio Andreotti ed Emilio Colombo, fondò Democrazia Europea (DE), partito di centro al di fuori dei due poli. I seguaci di Formigoni insieme ad altri ex-DC sono andati infine ad ingrossare le file democristiane di Forza Italia, entrata a far parte del Partito Popolare Europeo (PPE) nel 1999.

Situazione attuale

Nel 2002 nacquero Democrazia è Libertà - La Margherita (DL) e l' Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC).

La prima, nata dalla fusione di PPI, I Democratici e Rinnovamento Italiano, ha significato l'unione di ciò che rimaneva della sinistra DC con componenti di diversa estrazione politica. Questo nuovo partito, sebbene sia visto comunemente come uno dei successori della vecchia DC, rappresenta in realtà un progetto nuovo, speculare a quello di Forza Italia (nata con l'obiettivo di unire cattolici e laici di centro-destra), volto alla costruzione di una forza centrista e riformista all'interno della coalizione del centro-sinistra italiano. Sotto la guida di Francesco Rutelli, che pure rivendica la matrice cattolica come uno dei filoni culturali della sua creatura politica, DL ha riferimenti europei molto eterogenei, dal pensiero cristiano-sociale al mondo laico-riformista ( liberalismo sociale e socialdemocrazia). A dimostrazione di quanto DL si sia trattata di un'esperienza nuova, va citata la decisione di non aderire al PPE in Europa ma piuttosto di fondare il Partito Democratico Europeo (PDE), nonché il progetto di dare vita a un Partito Democratico (PD) in Italia, sulla scia del Partito Democratico degli Stati Uniti, insieme ai Democratici di Sinistra (DS), eredi della tradizione del Partito Comunista Italiano (PCI).

L'UDC è invece nata dall'unione di CCD, CDU e DE, e guidata da Marco Follini prima e da Lorenzo Cesa poi, e si tratta di un partito neo-democristiano da tutti i punti di vista, rifacendosi sia all'esperienza italiana della DC sia al popolarismo europeo, secondo il modello dell' Unione Cristiano Democratica tedesca. Il nuovo partito ha come simbolo lo "scudo crociato" della DC, portato in dote dal CDU. Nonostante sia stata membro della Casa delle Libertà fin dalla sua fondazione, l'UDC si è caratterizzato come l'alleato più critico all'interno di tale alleanza e si è via via distanziata dalla leadership di Silvio Berlusconi. Sebbene sulle questioni etico-morali ed economico-sociali l'UDC mantenga una linea piuttosto conservatrice, tale partito si presenta come l'apostolo del centrismo in Italia e spesso non nasconde le sintonie con molti esponenti centristi del PD, spesso sulla base delle comuni radici nella Democrazia Cristiana. L'UDC ha dato corso a questa sua "vocazione centrista", allontanandosi dall'alleanza di centro-destra per presentarsi in modo autonomo alle elezioni politiche del 2008.

FI, UDC e DL rappresentano tre diversi esempi di come i cattolici italiani abbiano reagito alla fine dell'unità politica dei cattolici, idea fondamentale che era alla base della DC e che la rendeva un partito pragmatico, difficilmente circoscrivibile dal punto di vista delle ideologie politiche tradizionali. L'Italia oggi rimane un Paese molto cattolico, ma, in modo simile a quanto accade negli Stati Uniti, i credenti (che per molti anni hanno votato più o meno compattamente per la DC), dopo il 1992-1994, hanno cominciato a schierarsi in base alle loro idee politiche:

A seguito del cambiamento politico avvenuto a partire dal 2007 in termini di partiti ed alleanze, oggi le correnti che si rifanno al cristianesimo democratico sono contenute all'interno del Partito Democratico, di Forza Italia, di Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale e dell' Unione di Centro.

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