Cannibal Holocaust | accoglienza

Accoglienza

Cannibal Holocaust in Italia non ottenne il successo sperato, anche a causa delle traversie giudiziarie che ne impedirono l'immediata uscita nelle sale. In totale incassò 360 milioni di lire.[3] Ottenne invece un ottimo riscontro commerciale all'estero: complessivamente incassò 200 milioni di dollari, di cui 21 milioni solo a Tokyo.[3] In Giappone, dopo E.T. l'extra-terrestre diretto da Steven Spielberg nel 1982, è stato il film che ha registrato in assoluto più incassi al botteghino.[3]

Durante la proiezione del film avvenuta a Bogotà il regista ebbe una brutta avventura, come da lui dichiarato: «Quando il film uscì a Bogotá c'era la fila per andarlo a vedere. Il fonico del film, un colombiano mio amico, per farsi pubblicità fomentò una polemica secondo la quale il film attaccava gli indios. Poi disse che ero pazzo e che uccidevo davvero le persone. Contemporaneamente una mia amica hostess, con la quale avevo avuto una storia, mi portò a una festa, dove c'erano giornalisti e gente di cultura colombiana. A un certo punto mi presentò come il regista di Cannibal Holocaust. Mi spinsero e mi cacciarono, sono stato anche inseguito da due giornalisti inferociti che mi urlavano dietro. Arrivato in albergo mi telefonò una giornalista dicendomi che la mattina dopo avrei dovuto fare una conferenza stampa. Io non ci sono andato, confesso che mi sono cacato sotto. Ho chiamato Salvo Basile, che mi diede il numero di un mafioso della zona che aveva una fazenda. Questo tizio mi venne a prendere con un'auto corazzata e mi portò con un elicottero sull'isola del Rosario. Ci rimasi per una settimana, poi prenotai un posto su un aereo per Miami».[3]

Censura

Censura italiana

La prima del film avvenne a Milano il 7 febbraio 1980.[1] Subito dopo a Roma e nella stessa Milano alcuni vandali imbrattarono i manifesti del film, che raffiguravano la donna impalata.[1] Il 12 marzo 1980, a seguito della denuncia di un cittadino, il film fu sequestrato su tutto il territorio nazionale, sulla base di una vecchia legge fascista contro la tortura delle cavie.[1] La pellicola venne accusata di essere «opera contraria al buon costume e alla morale».[1] La United Artists, che produsse il film si ritirò, mentre i produttori chiamarono ben sette avvocati per difendere il film, tra cui anche l'avvocato Giuseppe Prisco.[1]

Deodato ha affermato che per lui l'errore della casa di distribuzione fu di far uscire il film subito in una grande città, mentre lui avrebbe preferito una città più piccola.[5]

Il 4 giugno arrivò la sentenza: Deodato, lo sceneggiatore Gianfranco Clerici, i produttori e il distributore della pellicola furono condannati a quattro mesi di reclusione, 400.000 lire di multa e un mese di arresto, con la condizionale. Fu assolto subito solo il direttore della fotografia Sergio D'Offizi.[1] I produttori presentarono un ricorso in appello, mentre il regista si disinteressò della questione per promuovere il film all'estero.[1]

Durante il processo Deodato chiamò i quattro attori protagonisti, per mostrare al giudice che erano vivi, e chiarì che le sequenze dei riti cannibali erano state fatte con l'ausilio di effetti speciali.[1] Il regista e la troupe rischiarono ugualmente la galera quando emerse che le uccisioni di animali erano reali. Deodato si difese dicendo che le riprese erano state girate con spirito documentaristico.[1]

La Corte di cassazione, in ultimo grado, riabilitò il film, che poté tornare nelle sale solo nel maggio 1984, senza più tagli, nella versione originale.[1] La cattiva pubblicità che era stata fatta in quegli anni non aveva però giovato al film e per il suo ritorno sui grandi schermi italiani il film richiamò poco meno di 14.000 spettatori.[1]

Il film ottenne il visto dalla censura italiana il 6 febbraio 1980 (visto censura n. 74702), e fu vietato ai minori di 18 anni (in tal modo ne è vietata la trasmissione in televisione). Al primo visto censura, fu ampiamente tagliato, e i tagli furono complessivamente diciotto, equivalenti a 326,4 metri di film. Furono eliminate le seguenti scene:

  1. La scena della donna incinta uccisa a colpi di pietra (metri 3,1);
  2. La scena in cui i cannibali iniziano a squartare il cadavere di una donna (metri 1,6);
  3. La scena dell'uccisione e dello squartamento della tartaruga (metri 71,2);
  4. La scena della decapitazione della scimmietta (metri 20,7);
  5. L'uccisione del maialino con un colpo di fucile (metri 9,1);
  6. La scena girata a New York, nella quale un uomo intervista una donna chiedendole se le sembra giustificabile compiere orrende stragi per allestire uno spettacolo per il pubblico che brama di vedere quei massacri (metri 7,6) (scena poi tagliata dal regista);
  7. La scena dell'incendio del villaggio (metri 5,6);
  8. Una scena di sesso tra un uomo bianco e una donna di colore (metri 11,9) (scena poi tagliata dal regista);
  9. Una scena con un'indigena in agonia, con orribili ferite (metri 2,9);
  10. La scena della donna incinta alla quale viene strappato il feto dal ventre (metri 19,1);
  11. La scena nella quale il professor Monroe dichiara che non ha nessuna intenzione di divulgare il filmato dei reporter perché osceno, disumano e disgustoso (metri 26,3);
  12. La scena della violenza sessuale ai danni dell'indigena (metri 50,5);
  13. La scena riguardante la sala di proiezione, nella quale un uomo si gira verso una donna e commenta: «Veramente disgustoso!» (metri 1,9);
  14. La scena nella quale i quattro reporter filmano la ragazza indigena impalata (metri 13,7);
  15. La scena nella quale uno dei reporter viene evirato, la testa gli viene mozzata e il cadavere è sezionato e mangiato dai cannibali (metri 47,3);
  16. La scena nella quale la reporter viene denudata, violentata e uccisa a bastonate dai cannibali (metri 26,1);
  17. La scena nella quale i cannibali agitano in aria la testa mozzata della reporter (metri 2,3);
  18. La scena riguardante la sala di proiezione, nella quale un uomo accanto al professor Monroe ordina di mandare al macero tutto il materiale girato dai quattro reporter (metri 5,5)[9]

Cannibal Holocaust è probabilmente il film più censurato della storia del cinema, dato che fu censurato in più di 50 paesi del mondo.[1] In Inghilterra il film è stato inserito tra i cosiddetti nasties videos, cioè i film banditi perché creduti snuff movie.[10]

Critiche

La critica italiana dell'epoca accolse molto male il film, accusandolo di sensazionalismo e razzismo, ed evidenziando con disgusto le scene considerate orripilanti.[1]

La Repubblica scrisse: «Le scene raccapriccianti del film sono ottenute con tale cialtroneria che non solo non riescono a mettere paura, ma provocano addirittura disgusto e sdegno».[11] Il Corriere della Sera rincarò la dose: «Un film che è eufemistico definire rivoltante, affidato interamente a scene di bassa macelleria come squartamenti e infilzamenti di animali vivi, cannibalismo, lapidazioni e altre simili piacevolezze...»,[12] mentre Il Messaggero sostenne che «Tra i tanti film del genere questo è forse il più orripilante e solletica i gusti sadici del pubblico di Deodato».[13]

Morando Morandini nel suo dizionario gli assegna una stella e scrive: «L'espediente del documentario serve a Ruggero Deodato per un inutile e cinico sensazionalismo»,[14] mentre Paolo Mereghetti, nel suo dizionario gli assegna due stelle e scrive che il film è «Un'operazione gelida e sgradevole, ma a suo modo abile: l'espediente del film nel film non solo avvolge di un alone inquietante da finto snuff la violenza mostrata, ma costituisce una precisa riflessione sulla prassi dei mondo movies, una pietra tombale e una satira del genere. Cannibal Holocaust è un documento indiretto sul malessere dell'epoca e una tappa fondamentale per chiunque voglia riflettere sulla rappresentazione della violenza».[15] Pino Farinotti, nel suo dizionario, invece assegna al film due stelle, senza commento.[16]

Negli ultimi anni il film è stato rivalutato dalle nicchie del genere e del settore.[1] Il quotidiano il manifesto nel 1999 dedicò due pagine al film, cambiando opinione rispetto alla recensione precedente.[1] La rivista Nocturno ha scritto: «Cannibal Holocaust è una parola vera sullo spettacolo dell'informazione e quindi sull'Occidente Coccodrillo. L'incendio del villaggio trova paragone solo in Apocalypse Now, per sadismo e pietà (della colonna sonora) verso le vittime. L'episodio di Alan Yates sulla donna impalata, poi, è forse ancora più agghiacciante e perfetto nella sua perfetta malafede. A pensarci bene, il titolo preannuncia già tutta l'ambiguità del film: Cannibal, associazione mentale istantanea negativa + Holocaust, sterminio d'innocenti = cortocircuito intellettuale: per noi i cannibali non sono innocenti, quindi l'espressione suona di primo acchito come un incomprensibile ossimoro».[2]

Gordiano Lupi ha scritto: «Cannibal Holocaust infrange molti tabù cinematografici ed è un atto di accusa verso la società contemporanea e i suoi falsi miti. Cannibal Holocaust è uno di quei film che, con buona pace di puristi e benpensanti, danno spessore al cinema».[1]

Manlio Gomarasca invece scrisse: «Quando ho visto Cannibal Holocaust ho provato uno shock indescrivibile, un'emozione senza pari. Credo che pochi film nella cinematografia mondiale abbiano mai raggiunto tali estremismi nel mostrare la violenza. Il punto di forza del film sta però nel descrivere tali scene con la fredda lucidità e la cruda esposizione di un documentario sulla morte».[17]

Marco Giusti, nel suo Dizionario dei film stracult italiani, definisce il film «Il più celebre cannibal movie mai girato in Italia, crudelissimo, con scene orripilanti di violenze su uomini e animali. Ad un passo dallo snuff movie».[8]

Per Luca Barbareschi, Deodato avrebbe voluto fare solamente un film spettacolare, mentre per Massimo Antonello Geleng il film sarebbe una denuncia contro la civiltà occidentale.[5]

Sergio D'Offizi ha dichiarato di non aver amato il film, per la sua violenza estrema, ma di difenderlo come un avvocato che difende un assassino. Infine per Riz Ortolani la censura si sarebbe accanita contro il film perché Deodato era un giovane regista e non sarebbe stato in grado di difendersi.[5]

Ruggero Deodato non considera il suo film un horror: «Cannibal Holocaust ha poco a che spartire con l'horror. Io sono un regista di genere all'americana. Ho fatto di tutto. A chi definisce Cannibal Holocaust un horror rispondo che non l'ha capito e che deve guardarselo per bene e storicizzarlo. Cannibal Holocaust è una pellicola di denuncia, ed è il mio lavoro più riuscito».[1]

Deodato ha svelato che Sergio Leone appena vide il film in anteprima gli disse: «Caro Ruggero, questo sarà il tuo cavallo di battaglia, ma ti causerà gravi problemi con la giustizia».[3]

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