Cannibal Holocaust | produzione

Produzione

Regia

Ruggero Deodato

Il film fu proposto a Deodato da alcuni produttori tedeschi, che gli chiesero di realizzare un film simile a Ultimo mondo cannibale, la pellicola di grande successo diretta dal regista nel 1977.[1] Deodato scelse come produttore Franco Palaggi, che produsse tra gli altri Per un pugno di dollari di Sergio Leone. Il budget era pari a 180 milioni di lire dell'epoca.[1]

Palaggi voleva girare a Cartagena, nelle location del film Queimada, diretto da Gillo Pontecorvo, ma Deodato non era d'accordo, in quanto non vi ritrovava l'atmosfera della giungla.[1] All'aeroporto incontrò un documentarista che gli parlò di Leticia, una piccola città della Colombia, al confine con Perù e Brasile, raggiungibile o per via fluviale, lungo il Rio delle Amazzoni, o per via aerea. Deodato e Palaggi partirono e decisero così di girare lì per quattro settimane, in condizioni climatiche quasi impossibili. La troupe si spostava insieme a delle guide locali, che fendevano le strade con i machete.[5]

Il regista ha rivelato: «Leticia è un posto incredibile. Da lì passa tutta la droga del mondo, ma non ho avuto nessun problema con i narcotrafficanti».[5]

Cast

Il film è stato girato in lingua inglese e in presa diretta, per ricercare il maggior realismo possibile (Deodato avrebbe voluto farlo uscire nelle sale italiane non doppiato).

Le quote di partecipazione del cast però prevedevano che almeno la metà degli attori fossero italiani, quindi il regista si rivolse all'Actor's Studio dove trovò due giovani attori italiani che parlavano l'inglese: Francesca Ciardi, ragazza romana dei Parioli e Luca Barbareschi.[4] Barbareschi è oggi politico[6], attore, regista nonché manager del Teatro Eliseo di Roma[7]. Di coloro che parteciparono al film però pochi hanno accettato di parlarne negli anni successivi.

Per gli attori americani invece la scelta cadde su Robert Kerman, che aveva già lavorato con Deodato in Concorde Affaire '79. In seguito il regista scoprì che Kerman era un attore di film porno, rimanendo molto sorpreso da questa notizia.[3] Va anche considerato che all'epoca gli attori statunitensi di film pornografici avevano spesso un'accettabile capacità interpretativa. Gli altri due reporter sono interpretati da Gabriel Yorke e Perry Pirkanen, che dopo Cannibal Holocaust non fecero molti altri film. Tra i dirigenti della BDC che alla fine rifiutano di mostrare i filmati c'è anche Paolo Paoloni, noto soprattutto per aver interpretato il "Mega Direttore Galattico" nella saga di Fantozzi.

Secondo alcune fonti la scena della punizione dell'adultera sarebbe stata interpretata dalla costumista colombiana Lucia Costantini, poiché tutte le altre ragazze indigene si rifiutarono.[1] In seguito, Deodato ha però smentito la notizia.[4]

Deodato appare in un cameo all'inizio del film: è seduto in un parco davanti alla Columbia University a New York. La Ciardi era molto presa dalla parte e per questo fu vittima di scherzi pesanti da parte della troupe: le fu anche fatto trovare un teschio di dimensioni umane sepolto sotto il fango, cosa che le provocò una crisi isterica. Nella scena di sesso la Ciardi si ribellò alle indicazioni di Deodato, e disse a Gabriel Yorke di non farsi manipolare dal regista: per questa scena Deodato disse quindi ai due di fare quello che volevano con calma. La scena comunque è simulata.[4]

Tutti gli indios erano abitanti del posto debitamente acconciati.[1] Il loro capo, Tunche, si faceva capire a gesti e collaborava bene alla realizzazione del film, imitando il regista, tanto che Deodato gli diede più di un ruolo, anche se ha poi affermato che più di una volta l'indigeno si ubriacava con la Chuchuasa, un liquore locale: «C'è proprio una scena in cui lui è al villaggio e parla con i suoi uomini. In un "campo" è sobrio, mentre nel "controcampo" è completamente sbronzo».[3] La ragazza incinta che nel film viene lapidata cinque giorni dopo la fine delle riprese diede alla luce il bambino.[3]

Lo scenografo Massimo Antonello Geleng ha dichiarato che gli indios erano molto educati e gentili, e che una volta alla fine di una scena attesero che la troupe salisse su una barca per poi salire essi stessi.[5]

Riprese

Le riprese iniziarono il 4 giugno 1979 e durarono nove settimane.[3] Gli interni del film furono girati a Roma, negli Studi De Paolis. Gli esterni furono girati, oltre che nella foresta amazzonica e in Colombia, anche a New York. La troupe comprendeva 15 elementi.[3]

Quando Gabriel Yorke arrivò sul set per girare la sua prima scena non aveva nessuna idea sul genere del film, in quanto non aveva letto ancora la sceneggiatura. Quando fu pronto per girare la sua prima scena, si trovò nel mezzo della ripresa relativa all'amputazione della gamba ai danni della guida dei quattro reporter. In un'intervista Yorke dichiarò di aver anch'egli creduto di girare uno snuff movie.[3]

Immediatamente dopo l'uccisione del maialino, Gabriel Yorke fece un lungo monologo che Deodato avrebbe voluto includere nel film, ma che alla fine fu tagliato. Yorke disse di essersi dispiaciuto durante le riprese perché aveva sentito il maialino urlare e morire.[3] Perry Pirkanen pianse durante l'uccisione della tartaruga, Luca Barbareschi invece ha ammesso di non aver avuto nessun rimorso per aver sparato al maialino, ma di aver ricevuto minacce da parte degli animalisti per questo, mentre Deodato ha dichiarato che tutti gli animali uccisi nel film venivano mangiati sia dai componenti della troupe, sia dagli indigeni.[3] «La cosa che mi ha fatto più impressione sono state le scimmie. C'è la scena in cui gli indios ammazzano la scimmia e le succhiano il cervello. Noi avevamo quattro scimmiette di riserva. Quando tagliammo la testa a una le altre quattro sono morte di crepacuore. Quella è stata la cosa più atroce».[3]

Il villaggio degli indios che viene bruciato dai quattro ragazzi è stato costruito dallo scenografo Massimo Antonello Geleng appositamente per il film, come anche la casa sul grande albero dove abitano gli indios Shamatari. I costumi degli indigeni sono stati prodotti ispirandosi ai chenchama, vale a dire le pitture su corteccia d'albero dipinte secondo le usanza locale.[3]

Il regista ha affermato che l'ispirazione per la storia gli venne dal figlio, disgustato da tutte le immagini violente che vedeva nei telegiornali: «La storia me la suggerì mio figlio, che all'epoca non voleva guardare la televisione perché era scioccato da tutti i reportage violenti che passavano al telegiornale, i morti ammazzati dalle Brigate Rosse ecc».[3]

I filmati di cannibalismo e fucilazioni che si vedono all'inizio del film sono in parte vere (si tratta di esecuzioni avvenute in Nigeria), in parte create con effetti speciali.[3]

Una delle scene più note del film è quella della ragazza indigena violentata e impalata. La ragazza fu fatta sedere su un sellino legato al palo e le fu messo un paletto appuntito sulla bocca, per dare l'impressione che il legno le avesse trapassato il corpo. Comunque, il regista dichiarò che la ragazza indigena che interpretava la parte era veramente spaventata.[4]

Tutti i nomi delle tribù sono reali, e le loro abitudini sono le stesse che si vedono nel film. Oltre alla tribù Shamatari nel film sono presenti anche le tribù dei Tibuna e degli Anamaru.[1]

Nei titoli di coda appare il nome di Lamberto Bava come aiuto regista, ma Deodato ha negato la sua partecipazione al film.[4]

Al termine del film, prima dei titoli di coda, appare una scritta enigmatica: «Il proiezionista Billy K. Kirov è stato condannato a due mesi di reclusione con la condizionale e al pagamento di una multa di 10.000 dollari per sottrazione di materiale cinematografico. Noi sappiamo che per quel materiale ne ha ricevuti 250.000». In realtà l'episodio era stato inventato dal regista, per accrescere la sensazione di realismo del film.[4] Infatti, il "Billy K. Kirov" menzionato nella scritta è il personaggio a cui, nella parte finale del film, uno dei dirigenti dell'emittente televisiva telefona dalla stessa sala di proiezione dove è stata mostrata l'ultima parte delle riprese (quella relativa alla brutale uccisione dei reporter), ordinandogli di mandare tutto il materiale al macero.

Date di uscita e titoli per l'estero

Il film uscì in Italia il 7 febbraio 1980, a cui seguì la Spagna il 19 ottobre 1980, la Germania Ovest il 16 gennaio 1981, la Francia il 22 aprile 1981, le Filippine il 22 aprile 1982 e gli USA il 19 giugno 1985.

Il film uscì in Germania Ovest come Nackt und zerfleischt, in Danimarca come Kannibal Massakren, in Argentina e in Venezuela come Cannibal Holocausto, in Finlandia come Kannibalieen Polttouhrit, in Spagna come Holocausto Canibal[8] ed in Cecoslovacchia come Kanibalove.

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