Yerma

Yerma
Poema tragico
Autore Federico García Lorca
Titolo originale Yerma
Lingua originale Spagnolo
Composto nel terminato nel settembre 1933
Prima assoluta Madrid, 29 dicembre 1934
Teatro Español

Yerma ( 1934) è una delle tre opere teatrali che fanno parte della "trilogia lorchiana", assieme a La Casa di Bernarda Alba ( 1936) e Bodas de Sangre ( 1933) di Federico García Lorca. Fu pubblicato a Santiago del Cile nel 1937

Trama

Il dramma si svolge in un'imprecisata località rurale della Spagna.

Atto I

Yerma e Juan sono sposati da due anni, ma non hanno ancora avuto figli. I due sembrano molto affiatati: mentre lui si prepara ad andare a lavorare nei campi, lei gli usa molte premure e insiste perché beva del latte prima di uscire; tuttavia appare presto chiaro che nella coppia c'è una notevole tensione, poiché Yerma, consumata dal desiderio di avere figli, vuole che Juan si fortifichi esclusivamente perché le possa dare un bambino. Juan è insofferente alle attenzioni della moglie e appare da subito restio all'idea di diventare padre, desiderando esclusivamente il suo lavoro (nel corso della storia sarà spesso suggerito che sia lui, e non sua moglie, a essere sterile). Rimasta sola in casa, Yerma si mette a cucire una copertina neonatale per Marìa, una sua amica sposata da soli cinque mesi e già incinta, cantando e parlando con il bambino che sogna di avere. Riceve la visita di Marìa, alla quale confida il suo timore di essere sterile, cosa che "trasformerebbe il suo sangue in veleno". Successivamente arriva anche Vìctor, un caro amico della coppia, che vedendo la copertina che Yerma sta cucendo pensa che sia lei ad aspettare un bambino. Le consiglia, scherzosamente, di continuare a provare e riprovare finché non ne avrà uno anche lei.

Più tardi Yerma va a portare il pranzo a Juan, nei campi. Sulla strada del ritorno fa diversi incontri: prima tra tutte una vecchia donna che ha avuto ben quattordici figli, alla quale chiede il segreto grazie al quale ci è riuscita. La donna ritiene che l'unico segreto sia la passione, e Yerma ammette di non provare sentimenti forti per suo marito; al contrario lei si sente attratta da Vìctor, del quale in passato era stata innamorata.

Continuando il suo cammino, la donna rimane scandalizzata dall'atteggiamento di due ragazze: una è uscita lasciando il suo figlioletto solo in casa senza nessuno che gli badi, l'altra, sposata e senza figli, è felice di non averne.

Infine Yerma ritrova Vìctor, e tra i due si svolge una scena di passione repressa e desideri inespressi, interrotta dall'arrivo di Juan. L'uomo si infuria perché lei non è tornata subito a casa e si è fermata a chiacchierare, preoccupandosi di cosa potrebbe dire la gente di un simile atteggiamento; le annuncia poi di voler lavorare ai campi per tutta la notte, lasciandola dormire sola e disperata.

Atto II

Sono passati tre anni. Cinque lavandaie si radunano sulla riva di un fiume per lavare i panni e chiacchierano di una donna sposata da molto tempo che ancora non ha avuto bambini, il cui marito l'ha chiusa in casa e ha chiamato le sue due sorelle a vivere con loro perché le badino. La donna in questione è Yerma, e le lavandaie credono che il motivo di tutto questo sia la sua infedeltà, riferendosi massimamente alla sua storia con Vìctor.

La scena si sposta nuovamente su Yerma. Il suo matrimonio con Juan si è incupito: suo marito l'ha rinchiusa in casa sotto l'occhio delle due sorelle, ma lei rifiuta di rimanerci e scappa spesso, causando esplosioni di rabbia da parte dell'uomo. Juan crede che Yerma voglia tradirlo e teme il giudizio della gente; in realtà Yerma gli è fedelissima, e sopporterebbe perfino la clausura se solo potesse soddisfare il desiderio di avere un bambino, che il Marito le nega ancora categoricamente. Il dolore che ella prova per questa mancanza diventa manifesto con la visita di Marìa, che esita a vedere Yerma poiché la sola vista del suo bambino la fa piangere disperatamente. Yerma riceve intanto la visita inaspettata della ragazza senza figli che aveva incontrato nel primo atto, la quale le comunica che sua madre Dolores vuole vederla: questa donna, pare, conosce delle erbe e dei riti in grado di rendere fertile una donna sterile, e sembra che Yerma abbia fatto spesso richiesta di parlarle.

Più tardi arriva anche Vìctor per dire addio a Yerma: l'uomo sta per lasciare il paese. Yerma è addolorata per la sua partenza, ma alla sua richiesta del motivo per il quale lui se ne sta andando lui non sa rispondere. Anche stavolta la loro passione repressa è interrotta dall'arrivo di Juan. Si scopre che l'uomo ha comprato il gregge di Vìctor, ed è fortemente sottinteso che abbia fatto violente pressioni sull'amico per farlo andar via e allontanarlo da Yerma. Frustrata e infuriata, Yerma scappa di casa per andare a vedere Dolores.

Atto III

Yerma, Dolores e la donna vecchia del primo atto hanno perpetrato un rito di fertilità pregando per una notte intera nel cimitero. Mentre le tre attendono l'alba in casa di Dolores arriva Juan, furioso non solo perché Yerma ha disobbedito ai suoi ordini, ma soprattutto per il rituale che ella ha appena compiuto. L'uomo ribadisce per l'ennesima volta di non volere figli, anche perché Yerma ha molti fratelli e sorelle e dunque non è necessario che porti avanti la stirpe. Yerma, a queste parole, maledice se stessa e la sua famiglia.

La scena si sposta quindi presso un santuario tra le montagne, dove molte donne sterili, tra cui Yerma, hanno compiuto un pellegrinaggio. Sul sagrato si sono inoltre radunati molti uomini che sperano di trovare moglie tra le ragazze nubili o addirittura di sedurne una già sposata ma senza figli.

La donna vecchia avvicina Yerma rivelandole di aver conosciuto non solo Juan, ma anche suo padre e suo nonno, e tutti loro erano stati incapaci di procreare finché non ne avevano avuto l'obbligo; Juan, non essendo costretto a fare un figlio, non ne vorrà mai uno. La donna propone quindi a Yerma di lasciarlo e di venire a vivere in casa sua con suo figlio, che lei ritiene un vero uomo e che sarebbe in grado di darle tutti i figli che vuole.

Yerma, nonostante il suo disperato bisogno di maternità, rifiuta la lusinga a causa del suo massiccio senso dell'onore. Juan, nel frattempo, ha spiato l'intera conversazione e pur ammirando la fedeltà di sua moglie le impone di lasciar perdere l'idea di diventare madre. Lui infatti crede esclusivamente in ciò che può vedere e toccare, e crede che Yerma sarebbe felice se si accontentasse come lui di ciò che ha invece di soffrire sulla mancanza di un bambino che non c'è.

Yerma comprende a questo punto che Juan non ha mai voluto né mai vorrà un bambino, così fingendo di accettare le sue decisioni lo strangola in un abbraccio, uccidendo così anche tutte le sue speranze di diventare madre. Mentre tutte le persone accorrono attorno a lei e al corpo di suo marito, la donna grida le sue ultime parole:

« Non avvicinatevi, perché ho ucciso mio figlio. Io... l'ho ucciso io! »

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