Partito Socialdemocratico di Germania

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Partito Socialdemocratico di Germania
(DE) Sozialdemokratische Partei Deutschlands
SPD logo.svg
Presidente Martin Schulz
Segretario Katarina Barley
Vicepresidente Hannelore Kraft,
Thorsten Schäfer-Gümbel,
Manuela Schwesig,
Olaf Scholz,
Aydan Özoğuz
Ralf Stegner
Stato Germania  Germania
Sede Willy Brandt-Haus D-10911, Berlino
Fondazione 1863
Ideologia Socialdemocrazia Socialismo democratico Femminismo
Ecologismo
Collocazione Centro-sinistra
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo
Gruppo parl. europeo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
Alleanza Progressista
Seggi Bundestag
153 / 709
Seggi Parlamento europeo
27 / 96
Seggi Parlamenti dei Land
516 / 1859
Seggi /Numero di Governatori
7 / 16
Organizzazione giovanile Jusos
Iscritti 438.829 (2017)
(Stand: 28. Februar 2017) [1]
Sito web

Il Partito Socialdemocratico di Germania o Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD, in tedesco: Sozialdemokratische Partei Deutschlands) è uno dei due maggiori partiti politici tedeschi.

L'SPD è il più antico partito politico della Germania ancora esistente e anche uno tra i più vecchi e più grandi del mondo, che ha celebrato il suo 150º anniversario nel 2013. Con più di 550.000 membri, l'SPD è il partito più grande (per numero di iscritti) in Germania. Radicato nel mondo sindacale e dei lavoratori, è considerato il partito che meglio ha incarnato nella storia l'identità socialista democratica ed è membro dell' Internazionale Socialista.

Sotto la leadership di Gerhard Schröder (personaggio della "destra" del partito) tuttavia, l'SPD ha adottato anche alcuni principi della tradizione liberal-democratica. Con il leader Kurt Beck si è registrato un ritorno verso una più definita identità socialdemocratica. Il leader attuale è Martin Schulz, che è anche il candidato cancelliere del partito per le elezioni federali del 2017. [2] Il movimento giovanile dell'SPD è lo Jusos.

Storia

Sotto l'impero guglielmino

Nella iconografia della SPD vengono rappresentati i 5 padri della Socialdemocrazia Tedesca: August Bebel, Carl Wilhelm Tölcke, Karl Marx, Ferdinand Lassalle e Wilhelm Liebknecht.

Ferdinand Lassalle nel 1863 aveva fondato la Associazione Generale degli Operai Tedeschi (ADAV, in tedesco: Allgemeiner Deutscher Arbeiterverein) per chiedere il suffragio universale diretto come premessa per ottenere le altre riforme sociali: la legislazione del lavoro e, soprattutto, la costituzione di cooperative di produzione sostenute dallo Stato. Bismarck appoggiò questo programma moderato e concesse il suffragio universale nel 1866, mentre Marx lo accusò di essere un "socialismo di stato" [3] [4].

August Bebel e Wilhelm Liebknecht avevano fondato nel 1869 il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (SAD, in tedesco: Sozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschlands), di ispirazione marxista [3].

In occasione dal Congresso di Gotha (22 - 27 maggio 1875), l'Associazione Generale degli Operai Tedeschi e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori si unirono per costituire il Partito Socialista dei Lavoratori (SAP, in tedesco: Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands) [3]. Il nuovo partito si diede un programma "minimalista", il Programma di Gotha, giudicato da Marx troppo "lassalliano" nella Critica del programma di Gotha.

L'anno successivo Liebknecht fondò il settimanale di informazione Vorwärts. Alle elezioni federali del 1877 il partito, presentatosi la prima volta, raccolse il 9% dei voti.

Per reazione, nel 1879 il governo di Bismarck emanò le leggi antisocialiste, che misero fuori legge il Partito. La clandestinità, lungi dal distruggere la SPD, la abituò a quella disciplina che la contraddistinguerà successivamente [3].

Nel 1890, cadute le leggi antisocialiste, il partito venne rifondato al Congresso di Erfurt: in tale occasione assunse l'attuale denominazione di SPD, e si diede un programma spiccatamente marxista, il Programma di Erfurt, redatto dal teorico del partito Karl Kautsky [3]. Promotori della nascita di questo partito, che si può considerare una delle più antiche organizzazioni politiche europee d'impostazione socialista agenti nell'ambito della legalità, furono anche il segretario August Bebel e il direttore del giornale di partito Wilhelm Liebknecht.

Nello stesso 1890 vennero ricostituiti i sindacati, i "Liberi sindacati socialisti" [3]. La vicinanza del partito ai sindacati fece crescere il movimento fino al raggiungimento della maggioranza relativa al Reichstag divenendo un modello per i socialisti europei fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Negli ultimi anni dell'Ottocento si definirono le correnti interne al partito. Da un lato si delineò l'ala revisionista, il cui esponente più celebre fu Eduard Bernstein. Costui constatava un miglioramento delle condizioni dei lavoratori e un aumento del numero di operai specializzati, fenomeni contrari a quanto pronosticato da Marx. Riteneva perciò che il capitalismo non sarebbe crollato, ma che le condizioni dei lavoratori sarebbero migliorate all'interno di tale sistema, per effetto di un'attività politica e sindacale riformista [3].

A sinistra si delineò invece l'ala radicale e rivoluzionaria di Rosa Luxemburg, Georg Ledebour [3], Leo Jogiches, Julian Marchlewski, i quali ritenevano inevitabile la rivoluzione per abbattere il capitalismo. L'ideologo del centro, infine, era Kautsky, il quale sosteneva che il capitalismo era in crisi e pertanto sarebbe crollato da solo senza bisogno di una rivoluzione.

La Prima Guerra Mondiale e la scissione della USPD

Le divergenze tra le diverse correnti del Partito scoppiarono in occasione della Prima Guerra mondiale. Il 4 agosto 1914 il parlamento avrebbe votato la concessione dei "crediti di guerra" cioè l'emissione di titoli di debito pubblico per finanziare le spese militari. Alla riunione del giorno precedente, in cui si doveva decidere la posizione che avrebbero dovuto assumere i deputati del Partito, Kautsky, che non era deputato ma era la voce più autorevole del partito, propose che i socialdemocratici si astenessero: ma la sua proposta fu respinta da tutti, essendo il gruppo parlamentare diviso fra chi voleva votare i crediti di guerra, in omaggio alla politica della Burgfrieden, e chi opporvisi. Allora Kautsky consigliò di subordinare il voto favorevole in parlamento a delle assicurazioni circa il tipo di guerra che si sarebbe fatta: difensiva e non offensiva [5].

Tuttavia il giorno successivo il cancelliere Bethmann Hollweg fece cancellare dalla dichiarazione che sarebbe stata letta in aula il riferimento alla guerra difensiva e perciò il voto socialdemocratico divenne una supina accettazione dell'imperialismo guglielmino [5].

Il 2 dicembre 1914 Karl Liebknecht scelse di votare da solo in tutto il Reichstag contro una nuova tranche di crediti di guerra: questo fatto incrinò l'unità della SPD. Il 19 giugno 1915 anche Kauusky, Bernstein e Hugo Haase pubblicarono un manifesto in cui denunciavano le intenzioni imperialistiche dei capitalisti tedeschi (annessioni territoriali in Belgio, Francia e colonie, riparazioni di guerra) [6]. E nel settembre dello stesso anno l'ala sinistra della SPD partecipò alla Conferenza di Zimmerwald con gli altri partiti socialisti pacifisti.

Intanto, le condizioni di vita della gente peggioravano a causa dello stato di guerra, di conseguenza scoppiavano scioperi e manifestazioni. I socialdemocratici "collaborazionisti" condannavano queste proteste, mentre gli spartachisti vi partecipavano e venivano anche arrestati [6].

Nel 1917 gli eventi precipitarono quando la SPD arrivò ad espellere alcuni gruppi di sinistra. Alla conferenza di Gotha dell'opposizione del partito, vinsero gli scissionisti e fu costituita la USPD, il Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania. Ne facevano parte Bernstein, Kurt Eisner, Kautsky, Haase, Ledebour, Rudolf Hilferding, Franz Mehring, Rosa Luxemburg, Liebknecht, Clara Zetkin [6].

Nel 1922 l'USPD riconfluì nella SPD [7].

Dopo la scissione dei comunisti

Dopo la fine della guerra e in seguito alla rivoluzione russa si ebbe la scissione definitiva e l'ala sinistra si separò, dando vita al Partito Comunista Tedesco.

Negli anni di Weimar la SPD mantenne posizioni moderate e fu spesso al governo nella Coalizione di Weimar. Tuttavia, il Programma di Heidelberg del 1925 rimaneva improntato al marxismo.

Sciolto nel 1933 dal regime nazista, il partito si ricostituì nel 1946. Nel Congresso di Bad Godesberg ( 1959), decisivo fu l'apporto di Herbert Wehner, abbandonò il marxismo, adottando il Programma di Godesberg, di tipo socialdemocratico, che rimase in vigore fino al 1989 quando fu sostituito dal Programma di Berlino.

Tra 1966 e 1969 partecipò al governo della " grande coalizione" (Große Koalition) con l' Unione Cristiano Democratica e l' Unione Cristiano Sociale. Nel 1969 la SPD assunse la guida del governo (con Willy Brandt e nel 1974 con Helmut Schmidt), conservata poi, in alleanza con i liberali, fino al 1982, accentuando i propri tratti riformistici. Rimasta all'opposizione per sedici anni, solo nel 1998 riuscì a riprendere la guida del governo, alla testa di una coalizione con i Verdi e presentando come candidato alla cancelleria il moderato Gerhard Schröder, fautore di una politica di "nuovo centro" (Neue Mitte).

Nel 2005, dopo le cocenti sconfitte del partito nelle elezioni regionali, Schröder decide di rompere l'alleanza con i Verdi e chiede al presidente federale di scogliere il Bundestag per indire nuove elezioni, un anno in anticipo rispetto alla scadenza naturale. Le elezioni del 18 settembre dello stesso anno vedono un sostanziale pareggio tra i socialdemocratici e i democristiani e l'impossibilità di formare una coalizione, tra partiti omogenei. L'alleanza rosso/verde (SPD-Verdi) e la coalizione cristiano democratici/liberali, non hanno numeri sufficienti. A ciò si aggiunge che una possibile alleanza tra l'SPD ed il nuovo Partito della Sinistra.PDS - formato principalmente dai neo-comunisti dell'est, molti ex membri del SED - è rifiutata categoricamente da Schröder.

Si arriva infine per la seconda volta nella storia tedesca, ad un governo di "grande coalizione", presieduto dalla candidata cristiano-democratica Angela Merkel, con un numero di ministri pari tra socialdemocratici e democristiani. Le conseguenze però non sono positive per il partito, che alle elezioni politiche del 2009 ottiene solo il 23.5% dei voti, peggior risultato nel secondo dopoguerra.

La presidenza Schulz

Il 19 marzo 2017 Martin Schulz viene eletto presidente federale del Partito Socialdemocratico di Germania e candidato Cancelliere. [8]

En otros idiomas
Boarisch: SPD
беларуская (тарашкевіца)‎: Сацыял-дэмакратычная партыя Нямеччыны
dansk: SPD
Deitsch: SPD
srpskohrvatski / српскохрватски: Socijaldemokratska partija Njemačke
татарча/tatarça: Almaniä sotsial-demokratik firqäse