Guerra civile siriana

Guerra civile siriana
parte della primavera araba
Syrian Civil War map.svg
Situazione militare attuale: Rosso: Forze governative, Verde: Opposizione, Giallo: Rojava (YPG), Grigio: ISIS, Bianco: Tahrir al-Sham (precedentemente Fronte al-Nusra)
Vedi anche mappe dettagliate di Daraa, Damasco, Aleppo, Deir el-Zor, Hasaka, Qamishli
Data15 marzo 2011 - in corso
LuogoSiria, con sconfinamenti in Libano, Turchia e Giordania; collegata alla guerra civile in Iraq
EsitoConflitto in corso
Schieramenti
Bandiera Siria Coalizione nazionale siriana

Turchia Turchia (dal 2016)
Supporto:
Arabia Saudita Arabia Saudita
Qatar Qatar[3]
Stati Uniti Stati Uniti (2011-2017)[4][5]
Francia Francia[6][7]
Giordania Giordania[8]


Formazioni jihadiste:

Altre formazioni

Supporto:
Arabia Saudita Arabia Saudita
Qatar Qatar
Turchia Turchia


Flag of Hayat Tahrir al-Sham.svg Tahrir al-Sham (dal 2017)
Flag of Jabhat al-Nusra.jpg Fronte al-Nusra (2012-2017)
Supporto:
Flag of Jihad.svg Al Qaida


Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Stato Islamico[13] (dal 2013)
Supporto:

Flag of Jihad.svg Al Qaida
Arabia SauditaArabia Saudita
QatarQatar
TurchiaTurchia
(2013-2014)[14][15][16]
Siria Repubblica Araba di Siria

Iran Iran[17]
Flag of Hezbollah.svg Hezbollah[18]

Russia Russia (dal 2015)[3]

Altre formazioni

Supporto:
Iraq Iraq


Flag of Rojava.svg Rojava(dal 2012)

Forze Democratiche Siriane (SDF)
People's Protection Units Flag.svg YPG
Consiglio Nazionale Curdo
Altre formazioni

Supporto:
Stati Uniti Stati Uniti (dal 2014)
Russia Russia (dal 2015 al 2018)
Francia Francia (dal 2016)
Siria Siria (dal 2018)
Regno Unito Regno Unito (dal 2018)
Giappone Giappone (dal 2018)
Coat of Arms of Kurdistan.svg KRG[1]
Flag of Kurdistan Workers' Party.svg PKK[2]

Seal of Combined Joint Task Force – Operation Inherent Resolve.svg CJTF – OIR
Comandanti
Flag of Syria 2011, observed.svg Abdel al-Ilah al-Bachir[20]

Flag of Syria 2011, observed.svg Salim Idris
Flag of Syria 2011, observed.svg Riyāḍ al-Asʿad
Flag of Syria 2011, observed.svg Muṣṭafā Aḥmad al-Shaykh
Flag of Syria 2011, observed.svg Jamal Maarouf
Flag of Syria 2011, observed.svg Hadi al-Bahra
Flag of Syria 2011, observed.svg Ahmad Jarba
Flag of Syria 2011, observed.svg George Sabra
Flag of Syria 2011, observed.svg Muʿādh al-Khaṭīb


Flag of Jabhat al-Nusra.jpg Abu Muhammad al-Jawlani[21]
Flag of Jihad.svg ʿAbd al-Qādir Ṣāliḥ†[22]
Logo of the Islamic Front (Syria).svg Aḥmad Abū ʿĪsā[23]


Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svgAbū Bakr al-Baghdādī

Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svgAbu Omar al-Shishani
Siria Bashar al-Assad

Siria Fahd Jāsim al-Furayj
Siria Dāwūd Rājiḥa †
Siria Muḥammad Ibrāhīm al-Shaʿār
Siria Walīd al-Muʿallim
Siria Ali Abd Allah Ayyub
Siria Issam Hallaq
Siria Suheil al-Hassan
Siria Issam Zahreddine
Iran Qāsim Sulaymānī

Russia Valery Asapov†
Flag of Syrian Kurdistan.svg Salih Muslim Muhammad

Flag of Syrian Kurdistan.svg Îlham Ehmed
Flag of Syrian Kurdistan.svg Riad Darar


Stati Uniti Stephen J. Townsend (comandante CJTF-OIR)[19]
Effettivi
Esercito Siriano Libero: 90.000 - 100.000[26]

Fronte Islamico: 45.000[27]
Fronte Al-Nusra: 15.000[28]


Combattenti non siriani: 5.000[29] - 20.000(2014)[30]

Stato Islamico:

8.500[31] (2013) - 50.000[32]
Forze armate siriane:
200.000 soldati (2011)[33]
178.000 soldati (2013)[34]

Forza Nazionale di Difesa: 80.000
Shabiha: 10.000[35]
Jaysh al-Sha'bi: 50.000[36]
Brigata al-ʿAbbās: 10.000[37]


Hezbollah: 5.000[38][39]

Milizie irachene: 4.000 - 5.000[39]
Forze Democratiche Siriane (curdo-arabe): 57.000 – 80.000[24][25]

YPG: 36.000

YPJ: 23.000
Perdite
52.359 ribelli siriani uccisi

52.031 combattenti stranieri di ISIS e al-Nusra uccisi (fonte SOHR, settembre 2016)[40]
59.006 soldati delle forze armate
41.564 paramilitari della Forza Nazionale di Difesa e altre milizie affiliate al governo
1.321 Hezbollah
5.163 altri miliziani non siriani
(fonte SOHR, settembre 2016)[40]
3,834 combattenti SDF uccisi (aprile 2017)
250.000 morti totali (marzo 2011- agosto 2015, fonte ONU)[41]
346.612 - 481.612 morti totali (dicembre 2017, fonte SOHR)[40]
~ 7.600.000 sfollati interni (luglio 2015, fonte UNHCR)
~ 5.116.097 rifugiati all'estero (luglio 2017, fonte UNHCR)[42]
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La guerra civile siriana (in arabo: الحرب الأهلية السورية‎, al-Ḥarb al-ahliyya al-sūriyya), o crisi siriana, ha avuto inizio il 15 marzo 2011 in Siria con le prime dimostrazioni pubbliche contro il governo centrale, parte del contesto più ampio della primavera araba, per poi svilupparsi in rivolte su scala nazionale e quindi in una guerra civile nel 2012; il conflitto è ancora in corso.

Le iniziali proteste hanno l'obiettivo di spingere alle dimissioni il presidente Bashar al-Assad ed eliminare la struttura istituzionale monopartitica del Partito Ba'th. Col radicalizzarsi degli scontri si aggiunge con sempre maggiore forza una componente estremista di stampo salafita che, anche grazie agli aiuti di alcune nazioni sunnite del Golfo Persico, si pensa possa aver raggiunto il 75% della totalità dei combattenti[43]. Tali gruppi fondamentalisti hanno come principale obiettivo l'instaurazione della Shari'a in Siria[44][45].

A causa della posizione strategica della Siria, dei suoi legami internazionali e del perdurare della guerra civile, la crisi ha coinvolto i paesi confinanti e buona parte della comunità internazionale. Gli organi dirigenti del Partito Ba'th e lo stesso presidente appartengono alla comunità religiosa alawita, una branca dello sciismo che è tuttavia minoritaria in Siria, e per questo motivo l'Iran sciita è intervenuto a protezione del governo siriano: combattenti iraniani sono presenti a fianco delle Forze armate siriane per mantenere al potere il governo alleato.[46][47][48] Il fronte governativo è inoltre sostenuto da combattenti sciiti provenienti da altri Paesi, fra cui l'Iraq e l'Afghanistan.[49][50] Il fronte dei ribelli è invece sostenuto dalla Turchia[51] e soprattutto dai Paesi sunniti del Golfo, in particolare Arabia Saudita e Qatar, che mirano a contrastare la presenza sciita in Medio Oriente[52][53][54][55]. In ambito ONU si è verificata una profonda spaccatura tra Stati Uniti d'America, Francia e Regno Unito che hanno espresso sostegno ai ribelli[56] e Cina e Russia che invece sostengono il governo siriano sia in ambito diplomatico che militare[57][58].

La delicata composizione etnica siriana[59] si è fortemente riflessa negli schieramenti in campo. Sebbene le prime manifestazioni antigovernative avessero uno spirito "laico" e avessero coinvolto tutte le principali città del paese, incluse quelle a maggioranza alawita come Latakia[60], il perdurare della crisi ha polarizzato gli schieramenti, portando la componente sciita a sostenere il governo insieme a gran parte delle minoranze religiose, che hanno goduto della protezione del governo laico del Partito Ba'th[61][62]. Il fronte dei ribelli rimane composto prevalentemente da sunniti, i quali però non costituiscono un blocco compatto: parte della popolazione sunnita continua a sostenere il governo[63] e sono sunniti alcuni membri dell'esecutivo e buona parte dell'esercito[64][65][66]. Le stragi perpetrate dalle componenti fondamentaliste dei ribelli nei confronti delle minoranze religiose in Siria[67][68][69] hanno portato le Nazioni Unite a definire la guerra civile come un «conflitto di natura settaria»[70].

Le organizzazioni internazionali hanno accusato le forze governative e i miliziani Shabiha di usare i civili come scudi umani, di puntare intenzionalmente le armi su di loro, di adottare la tattica della terra bruciata e di eseguire omicidi di massa; i ribelli anti-governativi sono stati accusati di abusi dei diritti umani tra cui torture, sequestri, detenzioni illecite ed esecuzioni di soldati e civili[71][72].

L'accezione "guerra civile" per descrivere il conflitto in atto è stata usata il 15 luglio 2012 dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, che ha definito la crisi siriana un «conflitto armato non internazionale»[73].

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