Guerra civile inglese

Guerra civile inglese
Battle of Naseby.jpg
Vittoria del New Model Army parlamentarista alla battaglia di Naseby (14 giugno 1645), scontro decisivo della guerra.
Data 22 agosto 1642 – 3 settembre 1651
Luogo Inghilterra
Esito Vittoria parlamentare; esecuzione del re Carlo I; istituzione del Commonwealth con al governo Oliver Cromwell.
Schieramenti
Union flag 1606 (Kings Colors).svg Realisti ( Cavalier) Flag of The Commonwealth.svg Parlamentaristi ( Roundhead)
Comandanti
Perdite
50.700 morti 34.130 morti
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La guerra civile inglese (conosciuta anche come rivoluzione inglese o prima rivoluzione inglese) fu un conflitto civile combattuto in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1651, nell'ambito delle cosiddette Guerre dei tre regni.

Il contesto storico

Ritratto di Carlo I, opera di van Dyck
Ritratto di Oliver Cromwell

Dopo la morte di Elisabetta I Tudor ( 1603), che non lasciò eredi diretti, il trono di Inghilterra e di Irlanda passò al parente più prossimo, Giacomo Stuart, già re di Scozia col nome di Giacomo VI, il quale assunse anche la corona inglese con il nome di Giacomo I d'Inghilterra. Per la prima volta si trovavano riunite sotto lo stesso sovrano l'Inghilterra anglicana, l'Irlanda cattolica e la Scozia calvinista. Il regno di Giacomo (durato fino al 1625) fu un'età di forti contrasti e lacerazioni che investirono tutti gli ambiti, ma in particolare quello religioso.

Il re infatti si impegnò nel diffondere l'Anglicanesimo, sempre più vicino a posizioni quasi cattoliche, in un paese che invece richiedeva una riforma pericolosamente (dal punto di vista della Corona) vicina a posizioni protestanti. Il movimento puritano, diffuso soprattutto nelle classi più abbienti, teorizzava il ripristino del più ortodosso calvinismo e si ispirava a un modello di società fondata sul primato dell'individuo, della sua religiosità e delle sue scelte autonome. Da Giacomo il trono passò al figlio Carlo I Stuart; in questo periodo esplose il conflitto tra il re e il Parlamento, principalmente a causa di questioni fiscali.

Il Parlamento nel 1628 votò la Petition of Right con il quale chiese al re:

  • di non imporre tasse senza l'approvazione del parlamento;
  • di non imprigionare un uomo libero senza regolare processo;
  • di non sottoporre uomini liberi a tribunali speciali;
  • di non costringere uomini liberi ad alloggiare truppe nelle loro case.

Il re, contestando questi diritti, istituì tribunali monarchici negando a tutti gli uomini liberi di essere giudicati da altri loro pari, provocando così forti tensioni tra rappresentanti del popolo e monarchia. Inoltre, Carlo I stava riscuotendo tributi con la consapevolezza di non poterlo fare: vi era infatti, tra le altre, una tassa che le città marinare dovevano pagare in tempo di guerra ( ship money).

Il re eluse la petizione dei diritti ed estese la tassa a tutti i suoi sudditi. Dal momento che tale pretesa avrebbe avuto senso solo se ci fosse stata una guerra, il re decise quindi di prendere parte al conflitto in atto in Scozia, suo paese di origine, con l'intento di conquistare e portare ordine in Irlanda; tuttavia per far ciò gli era necessario un esercito. La questione irlandese divenne un problema tale da creare le basi per la rivoluzione inglese.

Parlamenti nella Guerra civile inglese
  • Corto Parlamento aprile 1640 il re convoca il Parlamento per ottenere il concorso finanziario necessario a proseguire la guerra contro gli scozzesi. Dopo due settimane viene decretato il suo scioglimento.
  • Lungo Parlamento (1) novembre 1640 il Parlamento viene riconvocato per le necessità della guerra
  • Lungo Parlamento (2) 1645
  • Rump Parliament dicembre 1648
  • Parlamento di Barebone o dei Santi o Little Parliament luglio 1653 - sciolto 16 dicembre 1653
  • First Protectorate Parliament 1654
  • Second Protectorate Parliament 1656
  • Third Protectorate Parliament 1659
  • Rump Parliament restaurato 1659

Nel 1629 Carlo sciolse il Parlamento e diede vita a un governo personale. In questo modo il malcontento si spostò verso la figura del sovrano. Una delle concause che portarono il re allo scioglimento del parlamento fu la questione religiosa: continuando ad appoggiare la chiesa anglicana, Carlo si dimostrò ostile alle tendenze riformate di molti dei suoi sudditi inglesi e scozzesi; un numero sempre maggiore di questi ultimi, ormai, auspicava lo smantellamento della chiesa anglicana. Nel 1628 sorse un movimento puritano che chiedeva una chiesa molto simile a quella scozzese, cosa che il re non poté concedere: ciò avrebbe richiesto nomine elettive, e la corona non poteva allora rinunciare ai vescovi e ai parroci, attraverso i quali esercitava il proprio potere. Davanti alla richiesta di un nuovo ordine sociale, oltre che economico, il parlamento fu nuovamente sciolto e il re cominciò una politica decisamente assolutistica.

Per non apparire in contraddizione con le sue posizioni in materia religiosa, Carlo volle allora imporre il sistema di culto inglese anche alla Scozia calvinista; ma gli scozzesi respinsero questa pretesa: rifiutarono di abbandonare le proprie terre e prepararono un'armata, dichiarando guerra a Carlo. In quel periodo però l'esercito era di stanza in Irlanda, dove erano emersi conflitti di natura religiosa fra cattolici e calvinisti che provocavano non pochi problemi alla Corona inglese. Infatti nel 1641 era scoppiata in Irlanda una rivolta: proprietari, uomini liberi, contadini cattolici insorsero contro la nascente classe di coloni protestanti inglesi. Carlo, dunque, fu costretto a cedere e, ritornando sui suoi passi, tollerò la chiesa presbiteriana in Scozia.

Il re dovette riconvocare il parlamento, tra i cui membri vi era anche John Pym, una delle figure più importanti di questo periodo. Quest'ultimo, prontamente, approfittò della situazione per incitare il popolo a puntare i fucili contro il re, di origine scozzese. L'esercito reale, tornato dall'Irlanda, passa di fatto sotto il comando di John Pym (che divenne "l'altro re"). Il parlamento, con la Grande Rimostranza, approva 200 articoli della Magna Charta; ogni articolo era diretto contro la famiglia Stuart, soprattutto contro il re.

L'opposizione al re si faceva sempre più forte non solo nella società civile, ma anche nella rappresentanza parlamentare; tuttavia le forze parlamentari erano discordi: i 200 articoli vengono approvati con una maggioranza di soli 11 voti. John Pym deve rinunciare a proclamare la sua vittoria, e i 200 articoli, piuttosto che edificare un nuovo ordine, provocano la guerra civile.

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