Fascismo

Il fascio littorio, emblema del fascismo, nel simbolo del Partito Nazionale Fascista

Il fascismo è stato un movimento politico nato in Italia all'inizio del XX secolo, soprattutto per iniziativa del politico, giornalista, e in seguito dittatore italiano Benito Mussolini (1883-1945).

Alcune delle dottrine e delle pratiche elaborate e adottate dal fascismo italiano si sono diffuse in seguito, anche se con caratteristiche differenti, in Europa e in altri Paesi del mondo. Si caratterizzò come un movimento nazionalista, autoritario e totalitario. L'ideologia sottesa a tale movimento è stata interpretata allo stesso tempo come rivoluzionaria [1] e reazionaria. [2]

È considerato come anticapitalista, [3] [4] e populista sul piano ideologico, [5] fautore della proprietà privata e della divisione della società in classi [6].

Trovò i suoi precursori negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, nel movimento artistico del futurismo (il cui ispiratore, Filippo Tommaso Marinetti, aderì successivamente al movimento di Mussolini), nel decadentismo di Gabriele d'Annunzio e in numerosi altri pensatori e azionisti politici nazionalisti che si ritrovarono nella rivista Il Regno ( Giuseppe Prezzolini, Luigi Federzoni, Giovanni Papini), molti dei quali militarono in seguito nelle file fasciste. Importante fu anche il contributo di correnti di pensiero della sinistra non marxista, quali il sindacalismo rivoluzionario, ispirato alla dottrina del pensatore francese Georges Sorel.

Una spinta decisiva alla nascita del fascismo è dovuta anche al fenomeno, conseguenza della prima guerra mondiale, dell' arditismo. La critica storica di alcuni studiosi come Piero Calamandrei o Paolo Alatri esita tuttavia ad attribuire una base ideologica al movimento fascista connotato, specie fra il 1920 ed il 1924, da diverse filosofie operative, con repentini ed opportunistici cambiamenti di impostazione politica tali da negare di per se stessi l'esistenza di una dottrina unitaria al movimento prima ed al partito poi.[ senza fonte] Dopo la fine della seconda guerra mondiale si sono sviluppate una serie di correnti che si rifanno all'ideologia, definite come neofascismo; tuttavia la natura prevalente del movimento è tuttora oggetto di dibattito.

Etimologia del termine

Il fascio littorio, uno dei simboli del fascismo

Il termine fascismo deriva da Fasci di combattimento fondati nel 1919 da Benito Mussolini [7], origine etimologica dalla parola fascio (in lingua latina: fascis). Il riferimento era ai fasci usati dagli antichi littori come simbolo del potere legittimo, e poi passati ai movimenti popolari e rivoluzionari come simbolo di unione dei cittadini (per tale motivo, il fascio è tutt'oggi presente nei simboli e nelle panoplie nazionali americani e francesi). L'ascia presente nel fascio simboleggiava il supremo potere di ius vitae necisque, diritto di vita o di morte, esercitato solo dalle massime magistrature romane, mentre le verghe erano simbolo dell'ordinaria potestà sanzionatoria, e materialmente usate dai littori per infliggere la pena (non capitale) della verberatio (fustigazione).

Il richiamo ai fasci va inoltre letto come un esempio del fascino che il mito di Roma esercitava sul fascismo, il quale di fatto tentò una restaurazione degli antichi fasti imperiali romani e giustificò la sua politica espansionistica alla luce di una missione civilizzatrice del popolo italiano, erede di Roma.

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