Canone della Bibbia

Vincent van Gogh,
Natura morta con Bibbia

Il canone biblico è, nell'ambito ebraico e cristiano, l'elenco dei testi contenuti nella Bibbia, riconosciuti come ispirati da Dio e dunque sacri, normativi per una determinata comunità di credenti in materia di fede e di morale.

La parola 'canone' è la traduzione del greco κανὡν (kanon, letteralmente 'canna', 'bastone diritto'). Il termine in origine indicava lo strumento di misura per la lunghezza (solitamente appunto un bastone diritto), da qui il significato traslato di regola, prescrizione, forma, modello.

Tra le differenti religioni e confessioni religiose si trovano notevoli diversità sia sul modo d'intendere l'ispirazione della Bibbia, sia sulle effettive liste dei libri considerati "canonici". Esistono pertanto diversi canoni:

A grandi linee, c'è una rilevante difformità tra i vari canoni cristiani da un lato e quello ebraico e samaritano dall'altro: questi ultimi due canoni non accolgono i libri del Nuovo Testamento relativi a Gesù.

Nell'ambito cristiano le distinzioni sono limitate ai libri dell'Antico Testamento, espressione quest'ultima che per i cristiani indica quello che per gli ebrei viene denominato con l'acronimo di Tanakh, essendovi comune accordo sulla canonicità di tutti i libri del Nuovo Testamento.

I testi che non sono accolti in un determinato canone sono detti "apocrifi".

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