Bartolomé de Las Casas

«Tutta questa gente di ogni genere fu creata da Dio senza malvagità e senza doppiezze [...].»

(Celebre critica di Bartolomeo de Las Casas a chi considerava gli indios non-figli di Dio[1].)
Bartolomé de Las Casas
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo di Chiapas
 
Nato11 novembre 1474
Ordinato presbitero1510
Consacrato vescovo19 novembre 1543 dal vescovo Diego de Loaysa
Deceduto31 luglio 1566
 

Bartolomé de Las Casas (in alcuni testi italiani tradotto con Bartolomeo; Siviglia, 1484Madrid, 17 luglio 1566) è stato un vescovo cattolico spagnolo impegnato nella difesa dei nativi americani.Viene altresì ricordato per aver inizialmente proposto a Carlo V l'importazione di schiavi neri per sostituire gli indigeni nei "laboriosi inferni delle miniere d'oro delle Antille"; tuttavia, ritrattò in seguito questa posizione, schierandosi al fianco degli africani schiavizzati nelle colonie[2][3][4]. Fu anche il primo ecclesiastico a prendere gli ordini sacri nel Nuovo Mondo. I padri Domenicani della Curia Provinciale di Siviglia hanno aperto la causa della sua beatificazione nell'anno 2002, per cui la Chiesa cattolica gli ha assegnato il titolo di Servo di Dio[5].

Su suo impulso e grazie alla sua attività di denuncia del sistema di sfruttamento degli indios vennero compilate le "Leggi nuove" ratificate da Carlo V, con le quali venivano abolite le encomiendas, strutture organizzative agricole fondate su un sistema schiavistico-feudale, principale causa dello sfruttamento dei nativi.[6]

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